Maze runner, la fuga

La conferma

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Bello, bello, bello!
Young-adult che ormai tanto “young” non e’ piu’, con il secondo episodio “Maze runner” si conferma.
No, non decolla…semplicemente rimane in volo, che e’ gia decollato col primo capitolo. Rimane in volo e fa le acrobazie. Quelle belle.
Gia’ il primo era stato una piacevole sorpresa, ora, alla prova della maturità, la saga cresce ancora e si supera, offrendo due ore filate di puro godimento.
Rimangono, e fa piacere, le evidenti connessioni con “Lost”, si aggiungono, e fa piacere, nuove derive, strizzano l’occhio al Carpenter di “Fuga da New York”, o se preferite, al Castellari di “Fuga dal Bronx”.
C’e’ tutto: il post atomico, rappresentato in modo superbo, con le citta’ distrutte e i sobborghi sovrapopolati, ci sono gli zombie, o qualcosa di simile, il deserto, le tende, i tunnel della metro, le facce da culo, l’intrigo, la suspence, il thrilling, l’azione pura e adrenalinica, i combattimenti e, soprattutto, la fuga, che, come da sottotitolo, copre l’arco narrativo delle due ore di pellicola.
Almeno tre le “main location” fortemente caratterizzate, ognuna con sue peculiarità, ognuna con proprie e marcate connotazioni.
E in ognuna si aprono sottotrame intriganti, senza mai perdere di vista la strada maestra. E’ una bella storia, ben raccontata, si scopre a tratti, ma non si svela mai completamente. Dopo quattro ore di film, summa dei primi due episodi, ancora sappiamo troppo poco, ancora siamo curiosi, ancora aspettiamo, con una certa e rinnovata apprensione, l’ultimo capitolo.
E con queste premesse il gran finale fa davvero ben sperare. Guradatelo fiduciosi, e se vi siete persi il primo, oggi piu’ che mai, recuperateli entrambi.

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