Bone Tomahawk

Tanta roba

image

“1997 fuga da New York” è uno dei miei film preferiti di sempre. Perché c’è Carpenter e perché c’è Kurt “snake” Russel.
In “Bone Tomahawk” Carpenter non c’è…. (anche se, giuro, in più di un occasione ero convinto che ci fosse il suo zampino) ma c’è Kurt. Tanto basta.
Anzi avanza.
Perché Kurt si fagocita il film con una semplicità impressionante.
Ottimi, direi superlativi comprimari, ma Kurt è davvero troppo granitico…e gli altri, benché in parte, scompaiono.
Parte lento “Bone Tomahawk”, e lento rimane almeno fino agli ultimi deliranti trenta minuti. Lento non significa noioso.
Significa lento.

image

E non è detto che sia na brutta cosa.
si costruisce un attesa…. E quando arrivano i botti il godimento e’ totale.
E’ un western “Bone Tomahawk”, un “weird western” con i cowboy, lo sceriffo, e gli indiani cannibali con le maschere, ma a culo nudo.
Gli indiani cannibali sono na roba epica…..di una potenza visiva micidiale e decisamente stronzi.
Che “Green Inferno” in confronto sembra recitato dai muppets.
Cattiveria e gore ultradistillati.
Purissimi.
Il film che mancava…. Guardatelo.

Specialone: Tre pellicole di fantascienza anni settanta da leccarsi i dischi volanti.

Modernariato

image

Che ci piace la fantascienza vintaggia l’abbiamo capito da un po. Quindi evitando di consigliare i soliti noti “ultimatum alla terra” o “invasione degli ultracorpi” che li abbiamo gia’ abbondamente apprezzati, volevo fare una piccola incursione su tre film molto meno conosciuti…che poi li guardi e ti chiedi perche’… Perche’ meritano tantissimo tutti e tre, a patto di scendere a patti con gli effetti speciali di 40 anni fa ed apprezzarli, che i mostri di gomma palesemente finti ci hanno sempre fatto impazzire.

Saturn 3

image

Datato 1980. C’ha Kirk Douglas, e ho gia detto tutto. No non Michael, proprio Kirk, il papa’, l’uomo con il fossettone sul mento. Epico. E poi c’ha la Farrah Fawcett…bellissima figliola, nonche’ angelo di Charlie originale, qui anche poco vestita se non nuda. Per tre secondi si’..ma meritano. E poi c’ha un robottone arrapato che va fuori controllo e si vuole accopiare con la Farrah suddetta. Bellissimo. Ci ricorda un po “Hardware“, e’ fatto da dio e intrattiene in maniera egregia.

Viaggio al settimo pianeta (Journey to the seventh planet)

image

Datato 1962. Lo sapevate che nel 2001 l’uomo arrivera su Urano? Con un razzo di plastica!?!? Con le tute spaziali di plexiglass? Lo sapevate che su Urano ci sono le fattorie con dentro le donnine? E un topo-mostro-ciclope di gomma che da solo vale il film? No?
Allora imparateVi quest’opera epica nella sua ingenuita’. Divertentissimo.

Occhi dalle stelle (Eyes behind the stars)

image

1978 e regia italiana (si perche’ Roy Garret e’ in realtà il nostro Mario Gariazzo) per uno dei primi film sull’abduction. Merita perche si affronta il problema UFO con rigore quasi scientifico. Merita perche spaccia per vere tutta una serie di illazioni sugli alieni, e sui governi che le insabbiano che…alla fine ci credi…o ci crepi. Che magari sono vere davvero… Veramente….
Piu’ “giallo” pieno di dialogo che “sci-fi” fine a se stessa….pero’ ci sono i marziani con la tuta di paillettes… Bastano loro.

Cabin fever 2

Contagioso

image

Dai parliamone, che di “Cabin fever 2” hanno gia parlato in tanti, sia i fighetti ufficiali dei siti ufficiali della critica ufficiale, sia i blog, soprattutto quelli senza la puzza o puzzetta sotto il naso.
I primi lo definiscono una cazzata terribile, mentre tra i secondi si staglia fiero un gruppetto di nicchia che ne tesse le lodi.
Ecco io tesso.
E mi aggrego, cosi’ la vocina diventa un coretto.
Coretto accorato che vi dice: guardatelo, si’.
Anche se Ti west (il regista) e’ il primo a prenderne le distanze.
Distanze siderali, astronomiche, al punto da non volere nemmeno che il suo nome comparisse nei titoli di testa, o coda…
Testacoda per l’appunto, o auto-gol, of the dead magari, perche’ cabin 2, merita. Fa ridere, c’e’ il poliziotto del primo episodio (che per il sottscritto rimane un idolo, di piu’: un guru), e ci sono situazioni ben riuscite e ben giocate.
E fa anche schifo. Ma non nel senso “filmico” del termine. Fa schifo perche’ e’ condito di schifezze indicibili, roba da mano davanti agli occhi, non ci si risparmia niente, ma le schifezze si affrontano, e nel frattempo la pellicola diverte, complice anche una colonna sonora con i contro-cazzi che rende tutto ancor piu’ folle di quanto il prodotto non sia gia’.
Insomma se vi e’ piaciuto il primo, non perdetelo per niente al mondo, e se il primo non l’avete visto, be allora partite da li’ (o meglio da qui) che, come diceva quello dei gelati, due gusti son meglio di uno.

Cabin fever 2

Maze runner (il labirinto)

Quello che non ti aspetti

mazerunner-hq-03

Dai vampiri luccicosi agli “Hunger games” ultimamente è boom di “Young adult”, film per adolescenti con protagonisti adolescenti, tratti da libri per adolescenti.
Lasciando a voi carissimi ogni considerazione sui vampiri di tuaaaailait, di mio, dico che hunger games non è stato malaccio, almeno fino al secondo capitolo, e quindi mi sono avvicinato, con meno riserve del previsto al nuovo “Maze runner”.
Ragazzini volenterosi si svegliano di punto in bianco in un bel parchetto (che nel film chiameremo “la radura”) circondati da un altrettanto bel labirinto, farcito di mostri e muri semoventi.
Da qui l’epica scelta che fa da pilastro a tutta la prima parte: stiamo dentro la radura o usciamo fuori all’avventura?
Se detta così non suona intrigante la colpa è mia, e non del film, perché…….sorpresona, il film, non è affatto male.
Chi, come me, è reduce dalla visione di Lost, non puo’ non aver colto, nelle immagini e nella sceneggiatura, chiari riferimenti all’opera in questione.
Ci mettiamo anche un po di Lara Croft, non cinematografica ma videoludica, e aggiungiamo qualche mostro con fattezze da ragnone… (anche qui, almeno a me, nella prima discesa del primo ragnaccio, dall’alto, sul protagonista, è sopravvenuto un senso di deja-vu….fosse mica che mi ha ricordato un pochino Frodo e compari alle prese con Shelob?)
Anyway, per dirla all’anglosassone, nonostante la macedonia di cose già viste o già fatte da altri, c’è un evidente desiderio sviluppare una pellicola in grande stile.
Gli effetti sono efficaci e la gestione della suspence è al di sopra della media.
Da quando si comincia è un crescendo di tensione e la storia regge per tutto il tempo. Finale al limite della parodia ma comunque assolutamente aperto a nuove entusiasmanti avventure.
Insomma, una visione la merita sicuramente. Poi, se avete voglia, mi dite.

Maze Runner – Il Labirinto

Lucy

Supereroi drogati

image

Il senso della vita, con gli spiegoni digitalizzati e gli effettacci in CGI, chiari a meta’, per quelli come me che non utilizzano il 100% delle loro capacità cerebrali.
Ecco, in succo, succhissimo, e poca polpa, il riassunto di “Lucy”.
Gli spiegoni che non spiegano, che in “2001 odissea nello spazio” aprivano le porte a pensieri e parole in libertà e permettevano di arrovellarsi per ore su quale fosse il vero sginificato di ciò che si era appena visto, in “Lucy” lasciano invece perplessi.
E i pensieri, e le parole, rimangono li’, gli uni nella testa e le altre nella gola… Roba che fatica ad uscire allo scoperto… Che magari la droga blu ha fatto effetto anche allo spettatore, oltre che, sicuramente, al regista.
Che il film sia brutto non lo si puo’ e non lo si deve dire… C’e’ tutto l’impegno a fare le cose per bene.
Poi c’e’ la Scarlett che brutta non e’ di sicuro.
La Scarlett che ferma i proiettili e muove le cose…un po come Neo in matrix, ma vent’anni dopo e senza la faccia di Keanu.
Lucy e’ fondamentalmente un’adorabile e goliardica cazzatona.
Ben presentata, sicuramente, ma un po’ povera di mordente.
Peccato; i primi dieci minuti sono forieri di promesse che poi vengono mantenute solo in parte.
Insomma per un po’ ci si sente sulla retta via…poi la bussola inizia a traballare.
Per quanto mi riguarda se volete i poteri telecinetici riguardatevi “Matrix”, e se, invece, preferite discutere sul senso dell’esistenza e sul mistero della genesi dell’universo tenetevi stretto “2001 odissea nello spazio”…perche’ qui, con Lucy e il buon Besson, mi sembra di capire che si sapeva da dove partire…ma non dove si sarebbe andati a finire.

Yattaman, il film

Dal giappone con amore

zimg111

Yattaman, il cartone animato, se lo ricordano gli anziani…io sono diversamente giovane e me lo ricordo pure io.
Poco, a dir la verità, perché quando sei monellissimo e guardi i cartoni con i robot…vuoi i robot fighissimi che spaccano tutto.
Yattaman spaccava poco e non era fighissimo. Anzi era decisamente sfigato…non c’erano i Mech alla “Gundam” ma un cane di metallo colorato alla meno peggio.
Pero’…pero’ c’era la topona, al secolo miss Dronio…che c’aveva due tette così…e quindi Yattaman lo guardavi. Anche se era fondamentalmente idiota.
Takashi Miike è uno di quei registi che o lo si ama o lo si odia. Io sono uno di quelli che lo adorano. O meglio, spesso lo adoro, tolte alcune imperdonabili nefandezze.
Takashi Miike nel 2009, decide di fare la trasposizione cinematografica di Yattaman. Non posso esimermi dalla visione.
Ma mi aspettavo il peggio.
Per i motivi che traspaiono da un attenta lettura di quanto sopra.
Mi sono dovuto ricredere.
Yattaman, il film, è veramente geniale. Coloratissimo, spassosissimo e soprattutto fedele in maniera maniacale allo spirito del cartone animato. Impossibile non ribaltarsi dal ridere nella danza di Miss Dronio e fedeli comprimari dopo circa quindici minuti di film. Per i curiosi, qualcosa si trova sul tubo a riguardo.. date un occhiata poi mi dite.
Poi c’è lei… Miss Dronio appunto, che a differenza dell’originale non è dotata di tette gigantesche…ma rende comunque ottimamente l’idea. Da sola vale il film, e non parlo solo delle ottime ed evidenti caratteristiche fisiche.
Insomma, sia che vi ricordiate l’originalissimo cartoon e siate in vena di revival, sia che vogliate farvi un giro in giostra con uno dei migliori registi nipponici sul mercato, Yattaman vale il prezzo del biglietto, anzi del dvd.

Alta tensione

Paura francese
Haute-Tension_5

Che io vada matto per Alexandre Aja, non è una novità (la rima non era voluta, ma la lasciamo lo stesso).
Trovo che lui, ed in generale tutto il nuovo filone horror francese, siano un bell’esempio di come si possa ri-costruire un genere, azzardando idee nuove e contemporaneamente pescando a piene mani dal passato.
“Alta tensione”, datato 2003, opera prima, o quasi, del regista in questione è un filmone imperdibile.
Imperdibile per il bell’esempio di regia pulita, didattica ed efficace, imperdibile per la storia, da slasher classico condita con un bel plot-twist finale che decisamente vi lascerà di stucco. Imperdibile perché è uno dei film che sa distinguersi nel marasma piatto e noioso delle piu’ recenti produzioni di genere. Imperdibile perché nella colonna sonora, (stiamo parlando di un horror ben condito da carneficine e deliri psicotici) c’è “Sarà perché ti amo” (???!!!?) dei Ricchi e poveri…e ho detto tutto.
A discapito del titolo, che non brilla certo per personalità o empatia di sorta, il film scorre fluido e godereccio, e regala buoni momenti di sana, sanissima, imperturbabile suspence.
Non ci facciamo mancare niente, dall’assassino buzzurro, grosso e cattivo al furgoncino inquietante stile “Wrong turn”; ci sono rasoi, motoseghe, nascondigli improvvisati, fughe improbabili e sangue a fiumi.
La storia ci racconta di due ragazzotte di belle speranze che si rifugiano nella casetta di campagna per preparare un non meglio precisato esame universitario.
Dopo dieci minuti scarsi di incipit uno s-conosciuto suona alla porta nel mezzo della notte e comincia la mattanza.
La mattanza in questione tiene inchiodati alla sedia per i successivi settanta minuti.
Sarebbe bellissimo spoilerare il finale, perché, tolta la comunque ottima gestione del thrilling, è proprio nei minuti finali che la pellicola dà il meglio… Ma spoilerare non si puo’, me lo sono imposto, quindi non mi resta che consigliarlo a tutti quelli che non l’hanno visto.
L’unica raccomandazione è, come sempre, che piaccia il genere.

Spawn

Eroi dei miei tempi

image

Dai diciamocelo…troppa roba troppo impegnata ultimamente per il mio palato fine…che a me piace il cinema di livello…e cosa ti guardi quando vuoi superare i vertici? … dove arriva la perversione dell’umana coscienza? Spawn. Spawn e’ un film brutto, bruttissimo, piace solo a me. Spawn e’ delirio digitale…ti siedi, lo guardi, lo subisci e dopo mezz’oretta stai meglio. Ti senti una persona serena…capisci che per quante tu ne abbia combinate nella vita, c’e’ chi puo’ far peggio (e parlo del regista, non del protagonista). E occhio perche’ a me Spawn piace davvero e mi piace sempre..e non me ne frega un cazzo dell’attinenza al fumetto perche’ io il fumetto non l’ho mai letto, e di certo non iniziero’ adesso. A me spawn piace perche’ c’e’ “Malebolgia” nella sua orribile versione digitale a 24 bit, che neanche il Commodore 64 riesce a far di peggio. A me Spawn piace perche’ c’ e’ il clown che dice le porcate…e si trasforma in “Violator”, a 128 bit, brutto pure lui. A me Spawn piace perche’ c’ha la motocicletta come quella di Cage, pero’ piu’ figa. A me spawn piace perche’ e’ brutto…e ogni tanto e’ bello lasciarsi andare. Fanculo superman. E adesso vado a finirmi il vodka-redbull…

Paura

Lo stile, finalmente.

image

Manetti Bros alla regia. Peppe Servillo nel ruolo del cattivo. Si parte alla grande, con voce fuori campo che fa tanto Dario Argento (nel senso della tonalita’ e non della modalita’), alberi che si stagliano contro le finestre mossi dal vento, che fa tanto Dario Argento (questa volta si’, nelle modalita’ di ripresa ricorda tanto l’incipit di Suspiria). Poi Peppe, grandissimo protagonista e perfetto nella parte, marchese con Rolls e villa annessa che nasconde segreti indicibili. Li scopriranno un gruppo di ragazzi un po’ borderline, ben rappresentati da un cast giovane e di buone se non ottime speranze. La prima parte e’ naturalmente introduttiva, poi, dal ritorno del marchese alla villa, l’asticella inizia ad alzarsi. C’e’ lo stile classicheggiante dei vecchi film thriller con Gregory Peck, c’e’ la tensione del buon “Misery non deve morire”: Servillo come la Bates nell’inesorabile coming (back) home. Il film e’ girato in economia, gli effetti splatter sono ridotti al minimo, e’ cinema di contenuti, tutto giocato su di una regia sempre nuova e sempre all’altezza e su interpretazioni di livello. La sceneggiatura e’ perfetta, ci sono tutti i cliche’ del cinema horror, le inquadrature sono perfette, i tagli, il montaggio i movimenti di camera riportano all’horror convenzionale che recita se stesso. E per non farsi mancare nulla, plot-twist nel finale. Bello! Bravi! Bis! Questa e’ l’italia che ci piace.

At the end of the day

Wolf creek de noantri

image

Era ora. Io ci speravo sempre…..che mi sta un po sul gozzo che americani, inglesi, messicani, spagnoli, e adesso pure i francesi, siano tutti capaci di fare un buon thriller-horror da esportazione e noi italiani no.
Noi che abbiamo inventato il cinema di genere viviamo di ricordi.
Ecco, adesso diciamo che qualcosa all’orizzonte si muove.
Lungi dall’essere un film perfetto, “at the end of the day” ha alcune buone carte da giocare e le gioca bene. Sia ben chiaro, niente di nuovo sotto il sole, niente che non si sia gia’ visto, ma comunque un buon thriller, con una regia di livello e finalmente un cast che si rispetti. La storia fa tanto “wolf creek” et similia, ma il film comunque ha qualcosa. Gia’ i titoli di testa promettono bene, bella la grafica, bello leggere “regia di” invece di “directed by”, le ambientazioni sono efficaci e la colorimetria corretta, la narrazione e’ diretta e leggera, tutto funziona, senza picchi di rilievo, ma funziona.
Il film ci racconta della corsa al bodycount totale di un gruppo di ragazzi che si ritrovano nel bosco durante una sessione di soft air.
Naturalmente non sono soli.
Ci sono anche i cattivi. Dalla mezzora in avanti la suspence inizia a farsi efficace, di li’ a poco la mattanza diventa incessante, nel frattempo ci si affeziona ai protagonisti e si digeriscono meglio alcuni buchi di sceneggiatura.
Il finale e’ un po “telefonato” ma strappa comunque un sorrisino sadico. Tra i nuovi film “di genere” italici, sicuramente uno dei piu’ riusciti.

The Ward

suspence di classe

image

John Carpenter. Tanto basterebbe per dire che il film e’ sublime. Almeno per me che sono spudoratamente di parte quando parlo di uno dei miei registi preferiti. “The ward” ne segna il ritorno alla regia dopo una lunga pausa. Si’, e’ sempre lui, ancora perfetto, ancora artigiano del cinema, ancora sincero, ancora culto. Il nuovo film ricorda “suspiria” per le ambientazioni, per il cast tutto femminile, per la ricerca della soluzione al mistero che si dipana tra corridoi lugubri e stanze chiuse. C’e’ una forte similitudine anche con “sucker punch” almeno per la location e per le modalita’ di sviluppo della trama, considerato che i due film sono praticamente contemporanei la cosa e’ abbastanza curiosa. “The ward” e’ un thriller horror ben confezionato. L’atmosfera e’ da subito forte…si respira inquietudine in ogni secondo, in ogni inquadratura, ad ogni rumore. E’ tutto perfettamente coerente, cupo, angosciante. E la suspence perdura anche dopo il mostro, anche dopo lo svelarsi della trama, anche nell’ultimo psicotico momento del film. Da guardare con le spalle rigorosamente al muro per evitare di voltarsi ogni secondo. Al buio e col volume a palla.

Chronicle

ciak si vola

image

Non amo i mockumentary, il found-footage e tutte quelle cose li’. Ed effettivamente “Chronicle” poteva essere girato anche senza, in maniera tradizionale…pero’ non sarebbe stata la stessa cosa..anzi..il film avrebbe perso tutta la sua carica innovativa. Perche’ nonostante non sia il primo esempio del genere, questa volta la formula funziona, e serve, serve ad aumentare in maniera esponenziale l’immedesimazione. Chronicle e’ un filmetto furbo…fa leva sulle cose che piu o meno tutti abbiamo sognato una volta nella vita…e ce le ripropone fornendoci una chiave di lettura semplice, diretta, immediata. I tre ragazzotti sono facili all’identificazione…ci si immedesima velocemente e il resto e’ viaggio. La scena del primo volo e’ perfetta, sei li’ con loro e la magia si respira. Peccato per le parti un po piu’ drammatiche dove a mio avviso si calca un po troppo la mano: la madre malata, il padre alcolizzato e tutto il resto servono si’ come movente per il caos finale ma incupiscono una storia che nel suo essere scanzonata e irriverente ha i suoi punti di forza. Comunque un film ben fatto, nuovo, ben girato e soprattutto divertente.

maratona Hellraiser (Hellraiser saga)

hellraiser / hellbound (hellraiser 2) / hellraiser 3

image

la storia

Tutto ruota intorno alle scatole di Lemarchand, oggettini cubiformi che se appositamente maneggiati aprono le porte del mondo degli inferi. Ad attendere il possessore della scatolina in oggetto ci sono i “cenobiti” (o supplizianti) ex esseri umani trasformati in guardiani dell’Ade. Fuggire dagli inferi non sembra poi cosi’ complicato, considerata la frequenza con cui in ogni capitolo di “Hellraiser” ci vengono propinate ex-anime dannate. E’ sufficiente decifrare il rebus alla base della scatolina e si aprono le porte.

i cenobiti

Trattandosi di una simil-prigione, l’inferno, dicevamo, ha i suoi carcerieri che sono i “cenobiti” di prima. Nei tre capitoli se ne contano nove, tutti differenti e splendidamente caratterizzati. I “cenobiti” inseguono l’anima fuggiasca con lo scopo di riappropiarsene, non disdegnando qualche malcapitato extra…solitamente chi ha l’ardore di aprire il cubo o un coglione qualsiasi incontrato lungo il percorso. Tra tutti i cenobiti uno in particolare, Pinhead, e’ assunto full-time come testimonial della serie.

hellraiser

Il film si sviluppa su tre capitoli che possono contare sulla paternita’ di Clive Barker. Il primo e’ sicuramente il piu’ riuscito, un po’ per la trama lineare, un po’ per l’assoluta novita’ che ha a suo tempo rappresentato, un po per il giusto mix tra horror e misticismo perverso. L’inferno qui e’ un inferno circoscritto, tutto si svolge tra le mura della casa infestata, il sangue scorre a fiumi, i personaggi sono appena tratteggiati e l’incubo funziona.

hellbound

Il secondo episodio e’ piu’ confuso e soffre di un ritmo incostante che alterna attimi concitati a lunghe ed inutili pause narrative. Ha dalla sua una piu’ approfondita analisi dei personaggi, delle location piu’ efficaci, e, naturalmente, il dottor Channard, figura indimenticabile per chiunque abbia visto il film. La visione infernale si allarga e trascende i confini tra reale e immaginario.

hellraiser III

Il terzo episodio e’ sicuramente il piu’ terreno, un po perche’ come recita il payoff qui l’ inferno e’ sulla terra, un po perche’ scompaiono misticismi e mitologie dei primi due capitoli per fare spazio all’azione a tutto campo. Pinhead viene approfondito a dismisura, diventa piu’ umano e piu’ macchietta, e perde inesorabilmente il fascino perverso e sinistro che lo aveva caratterizzato fino ad ora.

fine corsa

Hellraiser rappresenta un istituzione nel campo dell’horror anni 80/90; e’ disturbante in piu’ di una occasione e nonostante gli effetti speciali datati rimane, nella sua estetica sadomaso, un punto di riferimento. La visione dell’inferno e dei dannati e’ ancora oggi inarrivabile: livida, perversa e malata. I supplizianti, il loro look di pelle, lattice e catene, i mostri, le ambientazioni, tutto e’ avanguardia. I tre film, si dipanano tra alti e bassi fino all’inesorabile finale ma rimangono indiscutibilmente un termine di paragone con cui qualsiasi horror successivo deve confrontarsi.

Cabin fever

“..fanno sacrifici umani..non e’ da cristiani”

image

Queste due righe sono assolutamente di parte, quindi se odiate Eli Roth passate tranquillamente oltre. Se invece lo amate condividiamo Cabin Fever, opera prima di uno dei pupilli dell’inarrivabile Quentin Tarantino. “Hostel” non esiste ancora, e Eli coproduce, scrive e dirige un filmetto splatter low budget che ad anni di distanza continua a divertire. Il ragazzo ci sa fare, per tutto il film si respira confidenza con la macchina da presa, sicurezza nelle proprie possibilita’ e goliardia becera. Passa, netta, la sensazione che Roth si sia divertito, e non poco, nel girare la mattanza; piace rivedere Tarantino ad ogni angolo, in ogni battutaccia scorretta, in ogni macchietta. La trama e’ presto detta: cane malato di virus letal-schifoso contagia boscaiolo che contagia ragazzotti bellocci in teen-vacanza nello chalet di montagna. I “protagonisti” sono i classici protagonisti da teen-horror sfigato, li guardi un secondo ad inizio film e gia’sai che non se ne salvera’ mezzo. I “colpi di scena” sono tutti “telefonati”, noi palatoni fini dell’orrido abbiamo studiato, siamo preparati, ce l’aspettiamo. Quello che non ti aspetti sono i comprimari, le comparse, lo sceriffo del villaggio, Eli Roth che fuma erba, la banda di storditi della merceria…loro, tutti, sono la vera anima del film…nei dialoghi idioti, nella caratterizzazione sopraffina, nelle personalita’ al limite della demenza, nei ricercati paradossi. Cabin e’ gustosissimo, pacchiano e divertente, dolcemente tarantiniano con un pizzico di nonsoche’ in piu’. Da ri-scoprire.

Eaters

zombie d’italia

image

Massima stima per un progetto indipendente italiano girato da due filmmaker esordienti con un budget ridottissimo ed una sola telecamera. Cosa piace? la regia: si sofferma sui dettagli, e’ curata, dinamica, ben strutturata, bella anche la fotografia nonostante una evidente carenza di location efficaci. Piacciono anche i due protagonisti, in perfetta antitesi tra loro e comunque sufficientemente caratterizzati. Piace molto, moltissimo, la scena del tiro a segno con i neonazisti; bella, credibile e potente…Non piace: il colore desaturato: mi ricorda tanto, troppo, “the road” o “codice genesi”, gia’ visto, ha abbondantemente rotto le scatole; l’apocalisse si puo rappresentare anche senza lo schermo grigio. Non piacciono i tempi, che sono un po troppo dilatati, tante chiacchere, poca azione, qualche zombie che pero’ non spaventa e non crea suspense…non convince del tutto la sceneggiatura, che a volte e’ un po deboluccia, e quel che c’e’ di buono nella trama viene poco approfondito per lasciare spazio a dialoghi ridondanti. E soprattutto avrei voluto, da un film italiano, un po piu’ di italianita’, nelle scelte stilistiche, nelle location, nei nomi, nei mezzi. Eaters e’ un film coraggioso, da apprezzare per tanti versi, ma comunque molto migliorabile. Fulci, Avati e Deodato sono (purtroppo) ancora lontani.