Bone Tomahawk

Tanta roba

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“1997 fuga da New York” è uno dei miei film preferiti di sempre. Perché c’è Carpenter e perché c’è Kurt “snake” Russel.
In “Bone Tomahawk” Carpenter non c’è…. (anche se, giuro, in più di un occasione ero convinto che ci fosse il suo zampino) ma c’è Kurt. Tanto basta.
Anzi avanza.
Perché Kurt si fagocita il film con una semplicità impressionante.
Ottimi, direi superlativi comprimari, ma Kurt è davvero troppo granitico…e gli altri, benché in parte, scompaiono.
Parte lento “Bone Tomahawk”, e lento rimane almeno fino agli ultimi deliranti trenta minuti. Lento non significa noioso.
Significa lento.

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E non è detto che sia na brutta cosa.
si costruisce un attesa…. E quando arrivano i botti il godimento e’ totale.
E’ un western “Bone Tomahawk”, un “weird western” con i cowboy, lo sceriffo, e gli indiani cannibali con le maschere, ma a culo nudo.
Gli indiani cannibali sono na roba epica…..di una potenza visiva micidiale e decisamente stronzi.
Che “Green Inferno” in confronto sembra recitato dai muppets.
Cattiveria e gore ultradistillati.
Purissimi.
Il film che mancava…. Guardatelo.

The Green inferno

Don’t believe the hype

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E finalmente anche io ho visto “The green inferno”.
E finalmente anche io posso dire la mia.
Premessa: io impazzisco per il cinema di genere.
Quello bis, exploitation, soprattutto se italico, mi fa sbavare.
Se poi parliamo di cannibal-movies sclero completamente.
Quando penso ai cannibal-movies penso a Lenzi, a Martino, a Franco, ma soprattutto a lui. Ruggerone nazionale.
E quando pensi a questi signori e poi guardi Eli Roth, che tributa opere, immagini e opinioni, ti aspetti, per forza di cose, un lavoro egregio.
Te lo aspetti perché Eli e’ bravo, ti sta simpatico (piu’ come persona/personaggio che come regista) ama l’horror, lo sa fare, ed e’ amico di Deodato.

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E allora poi succede che, come è successo a me, rischi di rimanerci male.
Perché diciamocelo, Green inferno, pur essendo un buon film, non è “quel” film.
Non è quello che ti aspettavi, non è (e nemmeno ci si avvicina lontanamente) quel “Cannibal holocaust” moderno che tutti volevamo che fosse.
Eli d’altronde l’aveva detto in tempi non sospetti, che il suo film, non sarebbe stato un riadattamento del piu’ famigerato Holocaust. Ma tu, che sei romantico e sognatore, un pochino ci speravi lo stesso.
Diciamocelo: la confezione e’ sontuosa, le riprese pure, l’amazzonia fa la sua porca figura, e i cannibali pitturati di rosso, dispersi nel verde più verde, sono una trovata da Artista. Con la A maiuscola.
Ma tolto questo, tolte le immagini stupende, tolta l’innegabile crescita del regista, e tolto (soprattutto) l’immenso hype a cui Roth ci ha abituato, rimane in sottofondo il pensierino triste di aver (in parte) sprecato un occasione gustosissima.
Alla faccia dei cannibali.

Wolf creek 2

L’australia che conta

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No, che poi succede che ti guardi “Wolf creek 2”. Lo guardi perchè tra i blogger che ti piacciono, tanti ne parlano bene.
Poi succede anche che ti ci diverti un casino.
Perchè è bello questo Wolf creek 2.
E non si vergogna, ma anzi, si vanta, di citare tutti i film di genere.
Penso che sia un bel tributo agli slahser prima maniera, ma anche a tutto il corollario horrorifico/thriller a cui siamo abituati.
Ci sono le musiche da Arancia meccanica, gli inseguimenti alla Duel, le torture di Hostel, la follia di Texas chainsaw massacre, l’ambientazione delle colline hanno gli occhi 2…. (ok ok quest’ultima la sto un po forzando, qui siamo nell’Outback, là siamo in Messico, ma alla fine sempre di deserti si tratta), il tutto condito con la regia, didattica ma terribilmente efficace, di Greg Mc Lean.
Si puo’ contare su un villain che ormai è leggenda. Fagocita il film con una voracità impressionante ed è giustissimo che sia cosi’. Perchè Mick taylor, l’australiano col capellaccio, interpretato dallo stesso John Jarrat del primo episodio, ormai è icona e iconico almeno quanto Jason Vorhees.

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E dire che non lo volevano fare il sequel. Ci hanno impiegato qualche annetto. Alla fine l’hanno fatto. E noi diciamo grazie.
Il sequel per quanto mi riguarda è ancora meglio del primo.
Qui non si teme di mostrare dettagli.
Qui si va avanti col piedone pesante.
Ma qui, sempre qui, ci si sollazza anche con stupidate geniali che spezzano la tensione e strappano sorrisoni.
Anzi si ride proprio. Sfido io a restare impassibili davanti ai canguri che attraversano la strada…guardare per credere.
Tutto il resto è sangue. Ma fatto bene. Non gratuito, no. Solo quando serve. E in un film così serve praticamente sempre.
Buona visione

Vampire girl vs Frankenstein girl

Palati fini

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Sono goloso di caramelle, almeno quanto il mio cane lo e’ di crocchette. Mi piacciono quelle a forma di spicchio, agli agrumi, dure, non ripiene.
Sono triste di quella tristezza da ultima caramella. Ho il pacchetto ormai vuoto e scarto l’ultima prelibatezza. Il gusto e’ meno dolce del solito perché gia’ so che dopo non ne potro’ mangiare più. Sono finite. E’ davvero l’ultima.

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Ho tolto il cellophane al mio ultimo dvd di Nishimura. Non ultimo in senso temporale, ma ultimo pezzo del lotto che acquistai a suo tempo. Rimasto li’ per mesi a fare da baluardo contro il nulla cosmico che mi avrebbe atteso dopo. Contro l’appiattimento globale che avrei dovuto subire dopo. Ecco. Anche l’ultimo muro e’ crollato. Ho visto tutto il vedibile di Nishimura, compreso questo “Vampire girl vs frankenstein girl”, ora dovro’ aspettare il prossimo film, se mai ci sara’, se mai lo fara’.

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E quindi con la lacrimuccia agli occhi, mi godo il sangue finto sul musetto della protagonista, vampira, che danza tra teste tagliate e aorte che spruzzano liquidi di ogni forma e sorta, fuori e dentro lo schermo…tutta rossa la tv, come in un quadro di pollock.

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Non ve ne parlo di “vampire girl vs frankenstein girl”. Sono in vena di adulazioni contorte e non di recensioni. In fondo e’ gia visto pure lui. Non c’e’ niente da dire se non che per me e’ EPICO all’ennesima potenza. Come “tokyo gore police“, come “machine girl”, come “meatball machine”, come “helldriver“, come tutti i film del regista ultragore per eccellenza.

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Se piace il maestro sapete cosa aspettarvi.
Chiudo amaro col retrogusto (amaro pure lui) della mia ultima caramella… Aspettando il prossimo capolavoro, scongiuro le carie imminenti.

Severance, tagli al personale

Viaggio premio

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Toglietelo, vi prego, toglietelo il sottotitolo stupido italiota “tagli al personale” e godetevi invece il “Severance”.
Che poi sarebbe , il “Severance”, una horror-comedy, splatter, angosciante e divertente, come se ne trovano poche.
Calata nel suo tempo, presenta quella carica di freschezza e novita’ che ai giorni nostri ho visto solo nell’ottimo “Dead snow” di Wirkola.
Niente zombi nazisti qui, ma, piuttosto, un gruppo di colleghi che si ritrova in viaggio di lavoro nei boschi ungheresi…o serbi…o russi.
A fare la parte dell’assassino, come nel piu classico degli slasher, ci penseranno un soldato russo (o serbo, o ungherese) e la sua allegra brigata di Commando.

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Adorabili situazioni paradossali e battutacce fuori luogo vi strapperanno in piu di un occasione una grassa risatona, o perlomeno, sorrisetti ebeti.
Sorrisetti ebeti che “Severance” provvedera’ subito a togliervi dalla faccia per ricalarvi nel piu classico clima horror
…e poi di nuovo battutacce
…e poi di nuovo sorrisetti
…e poi sangue e coltelli nel culo, torte con i denti e partite a soft-ball.
Un bel giro sulle montagne….russe (o serbe, o ungheresi) che non bisogna assolutamente farsi scappare.
Abbiate fede.

Non aprite quella porta 2

La scoperta dell’america

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“Non aprite quella porta” lo abbiamo visto tutti. E lo abbiamo apprezzato tutti.
Non staro’ qui a dilungarmi su quello che, a ragion veduta, deve essere considerato una pietra miliare del genere.
Mi dilunghero’ invece sul suo seguito, “Non aprite quella porta parte 2” datato 1986, perche’ il suo seguito fa discutere.
Alla regia c’e’ sempre Tobe Hooper, ma, per dirla con Jack Nicholson, “qualcosa e’ cambiato”.
Ti aspetti il solito secondo episodio carta-carbone del primo, per sfruttare l’onda del successo e ingrassare le oche.
A questo ci penseranno altri registi nel corso de vari re-make re-boot re-cosa.
Non Tobe. No.
Lui no.
Lui preferisce distruggere la sua creatura e trasformarla in un baraccone circense, con umorismo raffazzonato di bassa lega.
Lui preferisce tramortire lo spettatore presentando un prodotto che del primo sfrutta solo i characters. E anche quelli li distrugge.
Per Re-inventare.
E Tobe, da geniaccio che e’ re-inventa bene e fa centro.
Tolto il senso di smarrimento iniziale, dopo poco si comincia ad entrare in sintonia col nuovo corso, e, tempo altri dieci minuti di pellicola, si e’ completamente conquistati. Al quarantesimo minuto si comincia a gridare al miracolo.
Certo, suona quantomeno strano vedere tempi comici e battute da osteria quando si pensa al primo “Leatherface”.
Fa strano vedere un duello con le motoseghe che fanno il verso alle “spade laser” di “Star Wars”.

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E’ una svolta totale, un’inversione ad U in zona vietata, un sorpasso a destra in curva cieca. Un film delirante e ignorante al tempo stesso, ma anche feroce e splatter come pochi.
Un ambientazione folle, curata, impeccabile. Personaggi folli, curati, impeccabili.
Tutto e’ al posto giusto nel momento giusto, ma i piu’ non apprezzano.
Probabilmente perche’ e’ un opera troppo moderna per il suo tempo.
Sam Raimi fara’ lo stesso con il “sequel” della sua Casa, imbastendo quella perla che e’ “L’armata delle tenebre” . Ma lo fara’ quasi dieci anni dopo, con maggior fortuna.
Rob zombie si divertira’ con le macchiette assassine protagoniste delle sue case dei mille corpi, ma lo fara’ dopo Raimi.
Con maggior fortuna.
Tobe Hooper per costoro e’ sicuramente stato fonte importante di ispirazione.
Ma Tobe e’ arrivato, forse, troppo presto. E il popolo era ancora al palo.
Oggi quest’opera ha un peso ed un effetto totalmente diversi da quelli che aveva alla sua uscita negli anni ottanta. Oggi quest’opera deve essere ri-scoperta e ri-valutata. Oggi siamo tutti pronti. Dopo trent’anni.
Oggi Tobe se la ridera’ di gusto. Sapendo di aver vinto a mani basse.

Extinction

Zombie ma non troppo

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Gia’ ce lo vedo: “nooo un altro cazzo di film con gli zombie?!? Non se ne puo piu’, abbiamo visto tutto il guardabile e anche l’inguardabile, basta”.
E invece no.
Perche’ se siete come me, pensate che “the walking dead” e’ stata una grandissima occasione sprecata. Se siete come me pensate che “28 giorni dopo” ha saputo dire qualcosa di nuovo quando tutti copiavano tutto da tutti. Se siete come me avete amato “the descent” e vi siete divertiti con “30 giorni di buio”.
Ecco, allora, se siamo in sintonia, ma solo se siamo in sintonia, potete avventurarvi nell’ennesimo zombie-movie con rinnovata fiducia.
Perche’ “Extinction”, pur non inventandosi niente di nuovo, riesce, in due ore scarse, dove “the walking dead” ha fallito. E ci riesce prendendo a piene mani da tutta la cinematografia di genere.
Prendendo l’ambientazione nevosa di “30 giorni di buio” e i suoi vampiri che corrono sui tetti, mischiandola con le bianchissime creature di “The descent”, e farcendo il tutto con una trama che corre a meta’ tra “28 giorni dopo” e il gia’ citato “walking dead”, strizzando l’occhio a “Io sono leggenda”.
Non lasciatevi fregare dai primi dieci minuti, dove tutto sembra stereotipato e banale. Aspettate che la storia si sviluppi e vi ritroverete all’interno di un microcosmo ben strutturato, credibile e in piu’ di una occasione toccante al limite della lacrimuccia.
Nonostante le due ore scarse fanno capolino cali di tensione fin troppo evidenti, ma in quelle due ore scarse si racconta comunque una storia intrigante, a tratti malinconica, e la si racconta bene. Quando la tensione sale, lo fa in maniera rapida e vertiginosa, e quello che rimane alla fine e’ la sensazione di aver assistito ad un opera solida e ben sviluppata.
Niente di troppo nuovo sotto il sole, ma si sa le note sono sette, e anche se il ritornello somiglia a qualcosa di gia’ sentito, alla fine il tormentone funziona.

Note a margine anche stavolta, che se no mi cozzavano col filo del discorso, quindi le mettiamo qui, fuori dalla rece. Il film e’ direct to video, percio’ al cinema non lo trovate, ci trovate invece il dottore di “lost”, “jack” aka matthew fox. La regia e’ dello spagnolo Miguel angel Vivas. Il dvd e’ uscito nel 2015, in italiano. Del blu ray non ho nessuna notizia.

Honeymoon

Sposini alienati

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Credete davvero di conoscere fino in fondo chi dorme con voi, nel vostro letto, tutte le notti?
Credete davvero che gli atteggiamenti, a volte fuori luogo, a volte superficiali, del vostro partner non nascondano un segreto, un desiderio inconfessato, un’inquietudine di fondo?
Conoscete davvero tutta la verita’ sulla persona che passera’ con voi il resto della sua esistenza?
Ma soprattutto, credereste che un film quasi indipendente, con un cast di quattro attori (due dei quali si vedranno per circa cinque minuti di pellicola) girato in un unica location, da una esordiente giovanissima regista, possa farvi venire la pelle d’oca in piu’ di una inquietante situazione? Senza bisogno di assassini furiosi, di effettacci splatter, di computer grafica a profusione? Senza bisogno di fare vedere niente, perche’, forse, non c’e niente da vedere?
Honeymoon ci racconta di “honeybee”, che in realta’ e’ Beatrix. “Bea” per tutti. “Bee” per il marito, giovane quanto lei, innamorato come lei.
Bea, e’ fresca di matrimonio, passera’ la sua luna di miele in un cottage, in Canada, sulla riva di un lago, circondato dal bosco.
Nessuno intorno.
La seconda notte Bea esce di casa, cammina nel bosco, e cambia.
Per sempre.
Gustiamocelo, questo regalo inaspettato, questa piccola perla dell’horror moderno.
O forse sarebbe meglio definirla una pellicola sci-fi? Un thriller? Cronemberg e gli ultracorpi?
Guardatela, anche se non amate l’horror, anche se non amate la sci-fi, perche’ alla fine non di horror si tratta, e forse nemmeno di fantascienza.
E’ un dialogo, piu profondo di quanto non si pensi, spesso introspettivo, sui valori della coppia, della relazione, sui dubbi dell’amore e sul cambiamento intrinseco ad ognuno di noi.
Pelle d’oca appunto. Peli dritti sulle braccia conserte.
Meglio se prima della luna di miele. Per darsi il tempo di riflettere.

Ai curiosi offro gratis due note aggiuntive: il film e’ del 2014, per la regia della bravissima Leigh Janiak; la protagnista femminile Rose Leslie, ve la ricordate tutti per la sua interpretazione di “Ygritte” nel “Trono di spade”. In italico territorio, il blu ray, di ottima e pregevole confezione, copertina cartonata e booklet interno, ce lo consegna la mai troppo lodata Midnight factory di cui abbiamo gia’ parlato qui

Society (the horror)

Lovecraft love-boat

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Sono talmente pieno di amore per questo film, e per il suo regista che non so da che parte cominciare. E probabilmente non comincero’ proprio.
Mi limitero’ a dire che se amate l’horror anni ottanta, se amate Cronemberg e le sue body-modifications, se avete visto ed adorato “Slither” non potete assolutamente perdervi “Society” di Brian Yuzna.
Se invece non ve ne frega niente di Cronemberg e “Slither” non sapete che medicinale sia, allora non dovreste comunque perdervi Society di Brian Yuzna.
Perche’ in questo secondo caso, poi, probabilmente, vorrete sapere tutto di Cronemberg e di “Slither”.
Guadagnandone in salute e moralita’.

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Il problema di fondo di questa rece e’ che di “Society” e della sua trama non voglio parlare. Perche’ questo tipo di film va assolutamente goduto senza spoiler di sorta.

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Diciamo solo che l’ultima mezz ora e’ la cosa piu’ felicemente distrubante che vi capitera’ di vedere in un film, diciamo anche che, per quanto mi riguarda, questa e’ una delle migliori horror-comedy degli ultimi vent’anni.
E probabilmente restera’ tale per i prossimi venti.

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Diciamo pure, ma solo per due righe, che c’e una feroce critica alla societa’ “che conta”, quella del vizio sfrenato e del benessere ostentato. Quella oligarchica di Hollywood, quella piaciona di Beverly hills. Ma diciamo anche che la societa’ “che conta” questa critica non la cogliera’.
Accomodatevi.

Demoni 2

ancora bava, alla bocca

03

Ieri ci siamo guardati i “Dèmoni”, con l’accento sulla E, come da titolo, il secondo capitolo a esser precisi, datato 1986, che il primo lo trovate recensito qui.
Il secondo demoniaco film ha come sempre il nostro Bava alla regia, ben supportato dai soldini di papà Dario Argento, che presenta, produce e non contento ci infila anche Asia, a undici anni o giu di li, con una frangetta terrificante.
Per il resto c’è la Nancy Brilli, con vent’anni di meno e una bella coda di capelli rossi posticcia.
Agli effetti speciali il sempreverde Stivaletti.
Insomma imperdibile.
La storia è sempre quella del primo, cambia il cinema, che diventa un palazzo. Party tra amici e demoni a profusione, dal televisore, con i dentoni aguzzi e le manone artigliate.
Una scena al 40 minuto che da sola vale una puntata di “blob”, con i demoniacci agitatissimi lungo un corridoio fumoso, gli occhi gialli e la musica dei Cult…
“Demoni 2” come poi il primo, e’ sostanzialmente uno zombie-movie al contrario… invece che barricarsi e difendersi dai cattivoni, qui ci si trova già barricati con i cattivoni annessi…e l’impossibilità di uscire… forte, fortissimo, che ci sono gli effetti speciali gommosi che ci piacciono tanto e un po’ di sano splatter artigianale.
Sangue finto e denti storti.
Per non farci mancare niente Lamberto ci propina il demone bambino, con annesso demonietto interno terribilmente gommoso che fa tanto “Trilogia del terrore”, e demone-cane di razza-strana con tanto di trasformazione in slow-motion. Vale il biglietto. Sicuramente. Almeno per quelli cresciuti negli anni ottanta che difficilmente vorranno rinunciare a rigustarsi le atmosfere dei bei tempi andati. Goduria.

Apollo 18

Tutta la verità

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Sapete perché non siamo mai piu tornati sulla luna? No?
Allora guardatevi “Apollo 18”.
Che ve lo spiega lui.
E cazzo se spiega!
Girato con la tecnica del found-footage ci racconta cosa e’ successo “davvero” nella missione di Apollo 18, ufficialmente abortita per mancanza di fondi, in realtà abortita per presenze poco simpatiche sul nostro satellite.
E loro giurano che e’ andata cosi per davvero.
Ed e’ fatto talmente bene che io ci crederei…..anche sapendo che non e’ vero.
Che ci sarebbe tanto da raccontare su questo film, ma non vi voglio raccontare niente per non rovinarvi la sorpresa.
Naturalmente, essendo un bel film, in italiano non e’ mai uscito.
Perche’ in Italia i bei film non si distribuiscono, che tanto la gente non se li fila perche’ c’ha da vedere “i soliti idioti 2”.
Quindi bisogna guardarselo english con sottotitoli (english pure loro).

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E se il found-footage vi fa cagare, sappiate che fa schifo anche a me…ma qui…qui e’ diverso.
Qui serve, qui rende, qui si respira tensione a ogni fotogramma.
Merita, davvero.

La serra trema

In bocca al lupo

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Grazie al mitico Scalzo, del blog scalziquotidiani, vengo a conoscenza di una nobile, nobilissima iniziativa per tutti noi horror-dipendenti della penisola, cose che non possono che far piacere a quelli come me che sono sempre alla ricerca di giovani talentuosi che siano in grado di rilanciare l’horror italico.
E allora, per una volta che qualcuno si da da fare davvero, spargiamo fieri la voce. Il progetto che sono onorato di promuovere si chiama “La serra trema” festival horrorifico e non solo.
Cito dal sito:
Mossi dalla passione per il cinema artigiano, macabro e rurale, l’anno scorso abbiamo organizzato la prima edizione de La Serra Trema un festival di cinema ma non solo.
Ci è piaciuta soprattutto l’idea di portare il cinema di genere in campagna. All’interno di uno spazio più che funzionale per un festival, ma che di solito ospita sagre e feste paesane, anche molto frequentate: il Tendone de La Serra di San Miniato (Pi). E questo rende il tutto molto più artigiano e rurale, ma anche originale!
Abbiamo organizzato una retrospettiva su Dario Argento e Jesus Franco, riuscendo ad invitare alcuni esperti come Antonio Tentori.
Abbiamo invitato case editrici, esperti di make up, artisti, dj, ecc.
Quest’anno abbiamo deciso di dedicare il festival a Dylan Dog. Vogliamo invitare esperti, dare visibilità ad artisti emergenti (per i quali abbiamo organizzato tre concorsi) e dare la possibilità agli appassionati di vivere due giorni indimenticabili.

Per saperne di piu’ riporto i link

Pagina Facebook
Sito Ufficiale
Campagna Crowfunding

Abbiamo bisogno di tutti gli appassionati possibili e immaginabili per sostenere questo festival “Macabro, Rurale e Artigiano”!!!

Cabin fever 2

Contagioso

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Dai parliamone, che di “Cabin fever 2” hanno gia parlato in tanti, sia i fighetti ufficiali dei siti ufficiali della critica ufficiale, sia i blog, soprattutto quelli senza la puzza o puzzetta sotto il naso.
I primi lo definiscono una cazzata terribile, mentre tra i secondi si staglia fiero un gruppetto di nicchia che ne tesse le lodi.
Ecco io tesso.
E mi aggrego, cosi’ la vocina diventa un coretto.
Coretto accorato che vi dice: guardatelo, si’.
Anche se Ti west (il regista) e’ il primo a prenderne le distanze.
Distanze siderali, astronomiche, al punto da non volere nemmeno che il suo nome comparisse nei titoli di testa, o coda…
Testacoda per l’appunto, o auto-gol, of the dead magari, perche’ cabin 2, merita. Fa ridere, c’e’ il poliziotto del primo episodio (che per il sottscritto rimane un idolo, di piu’: un guru), e ci sono situazioni ben riuscite e ben giocate.
E fa anche schifo. Ma non nel senso “filmico” del termine. Fa schifo perche’ e’ condito di schifezze indicibili, roba da mano davanti agli occhi, non ci si risparmia niente, ma le schifezze si affrontano, e nel frattempo la pellicola diverte, complice anche una colonna sonora con i contro-cazzi che rende tutto ancor piu’ folle di quanto il prodotto non sia gia’.
Insomma se vi e’ piaciuto il primo, non perdetelo per niente al mondo, e se il primo non l’avete visto, be allora partite da li’ (o meglio da qui) che, come diceva quello dei gelati, due gusti son meglio di uno.

Cabin fever 2

La maschera di cera (House of wax)

Chi si accontenta (a volte) gode

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Scappatella veloce nell’horror moderno ma non troppo.
Datato 2005, anche se a vederlo si direbbe piu’ del 1990, “La maschera di cera” e’ un film passato praticamente (e aggiungo, ingiustamente) inosservato.
Sonoro flop al botteghino, sta lentamente risalendo la china grazie al tam tam postumo di internet, coro a cui aggiungo la mia vocina sgarbata.
Piu’ guilty-pleasure che capolavoro oggettivo, in questi anni (che stanno diventando secoli) di magra, “La maschera di cera” si rivela essere un buon antidoto alla carenza di prodotti degni di rilievo.
Non e’ il film della vita, siamo tutti d’accordo, ma sicuramente regala la canonica oretta e mezza di spasso.
Remake poco fedele dell originale del 53, racconta del solito sparuto gruppetto di soggetti che si ritrova, senza macchina, senza telefoni e senza cervello, nel solito sperduto paesello della provincia americana.
E fin qui c’erano gia Wrong turn, Non aprite quella porta, Jeeper’s creepers, Alta tensione e compagnia bella.

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La differenza di fondo con gli slasher di cui sopra la fanno tre elementi fondamentali.
Elemento uno: il paesino della provincia e’ in realtà sede di un museo delle cere gestito da un perfetto psicopatico imbalsamatore con famigliola a seguito.
Elemento due: (spoiler) le cere del museo sono in realtà felici ex abitanti virati a statuette da presepe; la sede del museo e’ di cera pure lei e ci regalera’ un finalone “in scioltezza”….. Nel senso letterale del termine.
Elemento tre: nel gruppetto dei protagonisti troviamo Paris Hilton. Ci sara’ modo di fare felici i fan, che godranno di un casto ma efficace strip tease in intimo rosso fuoco, ed i detrattori che (spoiler) si sollazzeranno con un’uccisione da manuale.
Se i tre elementi non fossero sufficienti dategli comunque una chance, magari approffittando di un pomeriggino piovoso e monotono che vi trattiene chiusi a casa.
“La maschera di cera” non vi cambierà l’esistenza ma almeno ve ne starete all’asciutto in scoppiettante compagnia.

Jeeper’s creeper , il canto del diavolo

C’era una volta

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“Jeeper’s creeper” è uno di quei film che se non fosse del 2001 lo avrei voluto infilare distopicamente in quel bellissimo contenitore che era “Notte horror”.
Se, tra chi mi legge, c’è qualche “diversamente giovane” come me, probabilmente si ricorderà del programmone con “Zio tibia” che “Italia 1” propinava il martedì sera a tutti i ragazzetti nei tardi anni ottanta.
Giravano opere epiche, come “La casa”, “L’armata delle tenebre”, “Non aprite quel cancello” e “Creepshow”
Era periodo di teen-horror, discretamente imbecilli nel loro sviluppo e, proprio per questo, assolutamente adorabili.
Ecco, Jeeper è un film relativamente recente che si porta dentro tutta la horror-commedy dei primi anni ottanta.
C’è un mostro relativamente disgustoso, arrabbattato alla meno peggio tra protesi di gomma e ali da pipistrello in computer graifca.
Si nutre di carne rigorosamente umana e dà una caccia spietata ai soliti due ragazzetti idioti della situazione fino all’inevitabile scontro finale.
Epilogo naturalmente aperto.
Secondo me una bella operazione nostalgia, ben riuscita e divertente finchè dura.
Esiste anche un secondo episodio, girato dallo stesso regista e prodotto dallo stesso produttore (che per la cronaca è un certo Francis Ford Coppola).
E funziona.
Non bene come il primo, ma rimane sulla stessa linea, e quindi, alla fine, come il primo, diverte.
La computer grafica nel secondo episodio è un po piu’ invasiva e si perde per strada un po di tensione a beneficio dell’azione pura. Ma comunque funziona.
Ora, se avete amato “Notte horror”, “Jeeper’s Creeper” puo’ essere una valida alternativa ai pianti nostalgici… non è vero che certi filmacci non li fanno piu’… ho una prova, anzi due.