Star Trek Beyond

Stay foolish

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Oggi esce in blu-ray l’ultimo episodio della saga di Star trek.
Oggi lo guardo.
E dico la mia.
Ci provo. Sono combattuto. Si parte malissimo. Pupazzetti orribili in CGI altrettanto orribile popolano i primi cinque minuti. Sono tentato di lanciare il blu-ray dalla finestra e dedicarmi ad altro. Resisto. L’enterprise viene attaccata e frantumata.
Sono passati dieci minuti dall’inizio.
Arriva il “Bad Guy”.
Godo.
Penso che il blu-ray debba assolutamente restare nel lettore e richiudo la finestra.
La riapriro’ virtualmente una decina di volte.
Per poi richiuderla.
Il fatto e’ che per certi aspetti il film è godibilissimo. Ma permane per tutto il tempo l’idea di star guardando un reboot dei “guardiani della galassia” con una spruzzata di “fast and furious”.
Quando finalmente ci si ricongiunge con l’universo trekkiano puntualmente compare qualcosa di disturbante e fuori luogo.
Compare e risparisce subito.
Forse è troppo innovativo per me che sono vecchio.
O forse, siccome sono vecchio, fatico ad accettare certi cambiamenti al plot originale.
Un “pop-corn trek” che si lascia amabilmente guardare, ma che alla fine rimane un po sullo stomaco.
Piacerà a chi cerca azione e effetti speciali. Un po meno a chi ha amato le radici della saga.
Io felicemente mi metto nel mezzo.
Lunga vita e prosperità.

Attack on Titan

tra manga e videogame

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Prima di dileguarmi verso qualche spiaggetta sperduta, volevo lasciare esile traccia del mio passaggio con un ultimo consiglio per le calde sere estive.
Che se non avete di meglio da fare un bel “filmone jappissimo” con i titani che mangiano le persone, sicuramente si presta ad un cazzeggio delirante e afoso.
Magari con gelato a seguito e aria condizionata.
Io l’ho provato.
Senza gelato.
Il filmone jappissimo si chiama “Attack on titan” e arriva fresco fresco dal resto del mondo (che al solito qui in italia per ora non lo importano).
Il filmone jappissimo ve lo dovete guardare in lingua originale sottotitolato english.
Ne vale la pena.
Benchè Imdb lo releghi ad una quasi sufficienza.
Ne vale la pena , ma se, e solo se, il concetto dei giganti desnudi che mangiano i soldati giapponesi e in qualche caso li rivomitano, in un tripudio di fumi, sangue e bavette varie, vi aggrada.
A me aggrada.
Mi aggrada la storia (tratta da manga a me sconosciuto) di un futuro post apocalittico in cui le città sono circondate da mura altissime per evitare le incursioni dei titani mangia-uomini.
Mi aggrada il tripudio di effetti speciali.
Mi aggradano i faccioni dei giganti, inquietanti come pochi nella loro semplicità.

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Non mi aggrada, per restare in tema, il fatto di dover aspettare l’uscita del secondo ed ultimo episodio.
Perchè la storia intriga, e l’hangover finale lascia con la voglia di continuare per ore la visione.
Pazienza. Ora è tempo di spiagge. Se ne riparlerà in autunno.

Terminator genisys

I’m back

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Eccoci, l’abbiamo visto. Fuori tempo massimo per i fan della sala cinematografica, ma assolutamente nei termini per gli adoratori dell’home cinema.
E’ uscito fresco fresco in questi giorni il blu ray di Terminator Genisys ed io fresco fresco me lo sono visto proprio in questi giorni, per la prima volta.
Avevo letto tendenzialmente male del film, ed ero a conoscenza dei relativamente poco entusiasmanti incassi al botteghino.
Sono partito quindi con aspettative abbastanza contenute.
Ho trovato ad attendermi un ottimo Arnold che fa il terminator anziano. Il terminator anziano non perde la verve con gli anni, non dimentica le battute che l’hanno reso celebre e soprattutto sfodera un improbabile sorrisone a trentadue denti che mi ha fatto sbellicare per tutto il film.
Ho trovato un T-1000 marcatamente coreano, credibilissimo e carismatico.
Ho trovato un John Connor che non e’ John Connor ma che se la cava comunque meglio di un Kyle Reese che non e’ Kyle Reese.
Sarah Connor e’ cambiata anche lei, ha meno carisma dell’originale ma e’ tanto, ma tanto, piu’ gnocca e quindi la perdoniamo.
Ho trovato una storia a tratti irriverente nei confronti del canone e a tratti troppo legata ai suoi predecessori.
Ho trovato degli effetti speciali trabordanti di computer grafica, onestamente in alcuni casi un po troppo sfacciata e quindi poco credibile. In effetti gli effetti (gioco di parole d’effetto) che dovrebbero farla da padroni in un film come questo, sono (effettivamente) uno dei punti deboli.
Tirando le somme, nonostante qualche tollerabile magagna, mi sono divertito. Anche se, a esser pignoli, avrei voluto piu’ futuro e meno remake.
Si sa, non tutte le ciambelle riescono col buco. Il mezzo buco di questa per ora ci basta. E quasi quasi avanza.

Independence Day

Come ti invado il pianeta

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Per la serie invasioni post-estive sul divano, oggi ci sciroppiamo il quattro di luglio in versione Emmerich.
Dei presidenti di Emmerich avevo già detto tutto qui. E “Independence Day” non spezza la tradizione, ma la inaugura, col “Mr. President” piu’ cazzuto di sempre.
Il Presidente degli Stati Uniti combatte gli alieni dallo studio ovale e dal caccia F-16 schierato in prima linea contro le astronavi extraterrestri che stanno distruggendo il pianeta.
E’ in buona compagnia, tra gli eroi del quattro di luglio ci sono anche Jeff Goldblum che fa il professore e Will Smith che si alterna tra pilota di caccia (prima) e di navi spaziali (dopo) con la stessa verve di Niki Lauda.
Gli alieni sono sporchi e cattivi, c’hanno il testone quadrato e le zampette lunghissime.
Quasi tentacoli. Decisamente tentacoli.
Non parlano granchè…comunicano telepaticamente e guidano dischi volanti.
In mezzo, una bella storia d’amore tra Smith e compagna spogliarellista e Goldblum e compagna stagista.
Il film lo conosciamo tutti indi inutile continuare a raccontare.
Diciamo che rimane ad oggi l’esempio perfetto di pellicola spassosa e cazzara sulle invasioni extraterrestri.
Riedizione moderna di quelli che dovevano essere gli show di Roger Corman al drive-in americano negli anni sessanta.
Diverte e intrattiene, ma non impegna.
E’ pieno di battuttine coloratissime e tendenzialmente non annoia.
Quando lo fa (perchè della storiella romantica dopo un po ci si rompono i coglioni) lo si puo’ lasciare scorrere e andarsi a mangiare un gelato. Tanto non è da prendersi troppo sul serio il nostro “Independence day”. Non lo vorrebbe nemmeno Emmerich.
“Independence day” lo prendi, lo guardi, e poi va a finire che dopo un po te lo riguardi.
Non c’è l’effetto novità. Non c’è nemmeno la prima volta che lo vedi. Lui è felicemente stereotipato, ma te la racconta bene.
Ormai lo sai quasi a memoria, ma ogni volta te la ridi di brutto come al primo giro.
Aspettando di vedere il secondo, previsto per il 2016, “Independence day” resta il miglior modo per trasformare due orette in un momento-rilassante-spegni-cervello.
Che il relax fa bene allo spirito.
Soprattutto se lo spirito è quello libero di Roland.

Honeymoon

Sposini alienati

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Credete davvero di conoscere fino in fondo chi dorme con voi, nel vostro letto, tutte le notti?
Credete davvero che gli atteggiamenti, a volte fuori luogo, a volte superficiali, del vostro partner non nascondano un segreto, un desiderio inconfessato, un’inquietudine di fondo?
Conoscete davvero tutta la verita’ sulla persona che passera’ con voi il resto della sua esistenza?
Ma soprattutto, credereste che un film quasi indipendente, con un cast di quattro attori (due dei quali si vedranno per circa cinque minuti di pellicola) girato in un unica location, da una esordiente giovanissima regista, possa farvi venire la pelle d’oca in piu’ di una inquietante situazione? Senza bisogno di assassini furiosi, di effettacci splatter, di computer grafica a profusione? Senza bisogno di fare vedere niente, perche’, forse, non c’e niente da vedere?
Honeymoon ci racconta di “honeybee”, che in realta’ e’ Beatrix. “Bea” per tutti. “Bee” per il marito, giovane quanto lei, innamorato come lei.
Bea, e’ fresca di matrimonio, passera’ la sua luna di miele in un cottage, in Canada, sulla riva di un lago, circondato dal bosco.
Nessuno intorno.
La seconda notte Bea esce di casa, cammina nel bosco, e cambia.
Per sempre.
Gustiamocelo, questo regalo inaspettato, questa piccola perla dell’horror moderno.
O forse sarebbe meglio definirla una pellicola sci-fi? Un thriller? Cronemberg e gli ultracorpi?
Guardatela, anche se non amate l’horror, anche se non amate la sci-fi, perche’ alla fine non di horror si tratta, e forse nemmeno di fantascienza.
E’ un dialogo, piu profondo di quanto non si pensi, spesso introspettivo, sui valori della coppia, della relazione, sui dubbi dell’amore e sul cambiamento intrinseco ad ognuno di noi.
Pelle d’oca appunto. Peli dritti sulle braccia conserte.
Meglio se prima della luna di miele. Per darsi il tempo di riflettere.

Ai curiosi offro gratis due note aggiuntive: il film e’ del 2014, per la regia della bravissima Leigh Janiak; la protagnista femminile Rose Leslie, ve la ricordate tutti per la sua interpretazione di “Ygritte” nel “Trono di spade”. In italico territorio, il blu ray, di ottima e pregevole confezione, copertina cartonata e booklet interno, ce lo consegna la mai troppo lodata Midnight factory di cui abbiamo gia’ parlato qui

Frank Herbert’s Dune (dune, il destino dell’universo – serie TV)

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“Dune il destino dell’universo” non è il Dune di Lynch. “Dune, il destino dell’universo” è una miniserie televisiva prodotta da Syfy nel 2000 per 4 ore abbondanti di pellicola.
del Dune di Lynch ne ho già ampiamente parlato qui. e qui è successo che il commento di un follower, fan del libro mi ha aperto una via. “Non c’è l’arsura nel Dune di Lynch” mi hanno scritto.
Non c’è l’arsura che nel libro invece è fondamentale.
Premesso che per me Dune sarà sempre Lynch e Lynch sarà sempre Dune, mi sono armato di buona volontà, ho eliminato ogni preconcetto ed ogni pregiudizio e ho guardato “Dune, il destino dell’universo”.
Che a detta di molti è la più fedele trasposizione al libro.
E a detta di altri (molti anche loro) è una cagata pazzesca.
L’arsura c’è. Nel senso che nel film, si sente, si respira. Rispetto a Lynch si approfondisce molto di piu’ il concetto di acqua… che su Arrakis latita almeno quanto i neuroni nel mio cervello, e si approfondiscono le tematiche e la ritualità legate ai Fremen.
Tra i Fremen , nel “destino dell’universo” c’è anche una splendida Chani, con due tette gigantesche.
Molto meglio di quella di Lynch. Sia per la recitazione che per le tette.
quindi piu’ arsura, piu’ Fremen, piu’ tette.
bellissimo?
non proprio.
orribile?
nemmeno.
Il problema di fondo del “destino dell’universo” (che ripeto è una serie tv e come tale va giudicata) non sono le tette ma i costumi.
Il costumista, Theodor Pistek, ha vinto l’oscar pochi anni prima per “Amadeus”.
L’ha vinto per i costumi.
Ci si aspetta roba grossa.
In realtà siamo di fronte ai deliri di un folle con cattivissimo gusto. Ispirati a Moebius ma di cattivissimo gusto.
Na cosa orribile. Il “computer umano” sembra il fante di coppe.
La “tuta distillante” è na ciofeca di altro livello con appiccicati sopra cavetti posticci. Il “barone”…(si lui, Vladimir Arkonnen) somiglia piu’ ad una boa di segnalazione che ad altro.
Ma il peggio deve venire.
I soldati “Arkonnen” sono la bruttissima copia di un ballo in maschera a casa di Luigi Cozzi, a tema star wars, e i guerrieri “Sardaukar” dell’imperatore sembrano i quattro moschettieri.
Giancarlo Giannini fa l’imperatore… lo hanno conciato come un uovo di pasqua del Lidl. E la figlia Irulan gira con delle farfalle posticcie appiccicate sul vestito buono, alla meno peggio.

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Come si possa anche solo concepire una porcheria tessile del genere rimane un mistero. Ed un peccato.
Perché tolti i costumi, il film non è affatto male.
Certo bisogna essere fan sfegatati di Dune. Non lo consiglierei a nessun altro.
Ma se avete adorato il capolavoro di Lynch dovreste dargli un occhiata. Per gli ignorantoni come me che non hanno letto il libro è una manna dal cielo. Spiega, e bene, un sacco di connessioni che nella disconnessione psicotica tipica di David tendono a sfuggire.
Diciamo così: se Dune (il Dune di Lynch) è poesia, “Dune, il destino dell’universo” potrebbe essere la sua versione in prosa.

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Facciamo una petizione: troviamo un altro lavoro a Theodor Pistek, (si accettano volenterosi) e rifacciamo la miniserie con costumi diversi. Meriterebbe. Tantissimo.

Stargate

Emmerich stracult e fantapiramidi

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Con sto caldo africano ci vogliono pellicole rinfrescanti.
Poche balle, poco cervello, azione giusta, un po di romanticismo e naturalmente i dischi volanti.
Dal canto mio ho ripescato un buon Emmerich d’annata.
Perche’ Emmerich, con tutti i suoi limiti, ci piace sempre.
Emmerich e’ la versione vintage di Paul W.S. Anderson con in piu l’happy ending e senza la Milla.
Tolti i primissimi lavori, vedi “Odissea sulla noah’s ark” e “Moon 44”, che sono tranquillamente evitabili, e tolti anche gli ultimi film, dal mitico “Indipendence day” passando per “Godzilla” e i due disaster movie che ricordo troppo bene, ho optato per un buon “Stargate”.
Stargate e’ invecchiato bene, Kurt Russel fa sempre la sua porchissima figura, qui in particolare e’ uguale sputato al “Guile” di “Street fighter”; la storia ha un suo nonsoche’ di credibile, soprattutto se confrontata con i documentari sugli enigmi alieni di mamma Sky, e gli alieni egizi sono ancora godibilissimi.

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Certo il fascino che aveva negli anni novanta e’ un pochino scemato, gli effetti tengono ancora bene, ma il ritmo della narrazione ha un che’ di dilatato, abituati cone siamo ai bang-bang di Robert Rodriguez o ai montaggi psicotici di Michael Bay. Rimane pero’ una visione godibilissima, soprattutto nella prima parte, che a distanza di anni continua ad affascinare.
Poi comunque c’e’ l’alieno-faraone che ad oggi rimane un cattivissimo da manuale, e non parliamo dei guardiani con gli elmi che richiamano gli dei egizi: fantascienza iconoclasta tout-court.
Quindi se state grondando di sudore sul divano aspettando il moijto del fine settimana, perche’ non dargli una chance? Almeno rinfreschiamo il cervello.

Specialone: Gli alieni sono tra noi, ho le prove.

consigli spasmodici su pellicole ravvicinate del terzo tipo

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Volevo fare la mia solita listona, e la recente visione di “Extraterrestrial” mi ha aperto le porte sul contenuto dello specialone odierno.
Tralasciando quelli di Spielberg, che gia’ conoscete tutti, mi voglio addentrare negli incontri ravvicinati di terzo tipo su pellicola.
Ho spulciato tra i miei dvd e ne son venuti fuori di tutti i colori, o meglio di tutti i tipi… Terzo compreso.
Solo due, tre righe di commento ad ogni film, altrimenti si finisce domani…io di scrivere e voi di leggere. Non è una classifica, è una macedonia di cose viste.
Se, come me, pensate che l’E.T. pupazzoso di Steven ha rotto il cazzo, e credete che i vecchi di Cocoon è ora che passino a miglior vita, qui troverete un bell’assortimento di extraterrestri cattivi caduti in qualche modo sulla terra.
A voi fare ordine tra i contenuti e le idee.
Vediamo se, nonostante tutto, riesco a rapirvi, sempre che gli alieni non l’abbiano già fatto.

Bagliori nel buio

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(1993) Uno dei primi ad affrontare il tema, basato su una storia vera, nonostante qualche annetto sulle spalle regge ancora bene la sua canonica oretta e mezzo di visione. Imprescindibile per chi voglia farsi una cultura sul genere.

The signal

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(2014) Fishburne ha messo su qualche chilo ma non ha perso verve, rapimenti alieni e arti bionici in un fanta-thriller che finalmente sa dire qualcosa di nuovo nel panorama un po stantio della fantascienza recente. Vale la visione. Sicuramente.

Il quarto tipo

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(2009) Basato su una storia presunta vera, gioca tra il “ci devo credere” e la cazzatona, ma lo fa con un certo stile, e a momenti alterni spaventa. A me in particolare. Poi c’e’ la Milla, quindi da vedere a prescindere.

The arrival

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(1996) Charlie Sheen in forma smagliante, ritmo sostenuto, un paio di plot-twist interessanti, e una storia che regge alla grande. La parte thriller e’ sicuramente la più efficace. A me e’ piaciuto un sacco.

Evil aliens

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(2005) Baracconata assurda raffazonata con due lire e mezzo, effetti speciali agghiaccianti e attori recuperati dalla differenziata. La cosa bella e’ che alla fine, visto con il giusto spirito, strappa piu’ di una risata.

6 giorni sulla terra

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(2011) Apprezzabile perche’ fatto in Italia da italiani. Si mischiano teorie reali e fantasia malata. Il risultato e’ abbastanza controverso. Potrebbe piaciucchiare, ma probabilmente, ai più, non e’ piaciuto.

Atomik circus

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(2004) C’e’ l’ex signora Depp, Vanessa Paradis, e ci sono anche effetti speciali strampalati e storia demente. Per certi aspetti ed in certi momenti funziona alla grande. In altri ha cadute fin troppo vistose. A voi la scelta.

Signs

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(2002) Capolavoro del nostro M. Night Shyamalan prima versione. Ne abbiamo gia’ parlato qui.

Dark skies

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(2013) Esperimento riuscito a meta’. Scoccia un po perché gli spunti buoni ci sono… Solo che il risultato delude un po le aspettative. Non arriva come dovrebbe, migliorabile sicuramente, ma assolutamente non da buttare.

Alien abduction

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(2014) Mediocre, nel senso buono del termine, non fa paura come vorrebbe, ma si lascia guardare. Se non avete niente di meglio da fare e se avete gia’ visto tutti gli altri.

Super 8

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(2011) Spielberg e J.J. non hanno bisogno di dimostrare niente. Ed infatti non dimostrano, semplicemente riconfermano quello che sapevamo gia’. Bravissimi. E c’e’ anche il mostro.

Extraterrestrial

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(2014) Secondo me tra i più riusciti nel suo genere. Lo trovate recensito qui

Invaders

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(1986) Fa il verso in maniera imbarazzante al celebratissimo “l’invasione degli ultracorpi” e lo fa al punto che ho finito con il pensare che ne fosse un remake, al pari di “terrore dalo spazio profondo” o di “invasion”. In realtà col progredire della storia si ritaglia un suo spazio. Alla fine sara’ fonte di ispirazione per il recente “The faculty“. Ed in ogni modo Tobe Hooper, il papa’ di “Non aprite quella porta”, alle prese con gli alieni e’ da vedere a priori. Indipendentemente dai gusti personali.

Altered, paura dallo spazio profondo

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(2006) Na pacchia, c’e’ sto coso brutto di gomma che s’incazza col mondo, ci sono battute idiote, c’e’ una scena che ha a che fare con interiora e budella varie che vi ricorderete per un pezzo, divertente, a volte teso e soprattutto fresco, anche se ,paradossalmente, ormai datato. Merita

Extraterrestrial

incontri ravvicinatissimi

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E’ teso come una corda che si sta per spezzare…tanto che continui a chiederti quando e se si spezzerà.
No, non si spezza, arriva fino alla fine, che è esplosiva e precisa come una bomba ad orologeria.
Spinge sempre forte, acceleratore a tavoletta e niente incertezze. Ti chiedi se ce la farà a tenerti lì, per tutta la durata…te lo chiedi perché già nei primi trenta secondi è successo di tutto. Sì ce la farà.
Non ha difetti, non troppo evidenti almeno, forse si poteva rendere meno melensa la storia d’amore che comunque, tranquilli, si propaga giusto quei tre minuti su novanta di film.
Ecco a voler esser pignoli c’è che (naturalmente) non essendo distribuito in Italia ve lo dovrete guardare in inglese… che pero’ nell’edizione che ho comprato io ha il blu-ray nero…che fa piu’ figo di quello blu… non tutti i mali vengono per nuocere.

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Come da titolo si parla di extraterrestri, quelli grigi, quelli cattivi, che fanno gli esperimenti sugli esseri umani inerti ed inermi.
Il disco volante precipita, un gruppo di ragazzi sono testimoni dell’accaduto, vanno, guardano, scuriosano, e ne pagheranno le conseguenze. Conosceranno alieni non proprio pacifici e poliziotti scettici, vedranno morte, torture, sperimentazioni al limite del grottesco.
Già visto? Già sentito? forse… ma non così.
Perché stavolta i due registi, quei “Vicious Brothers” che i piu’ smaliziati stanno imparando ad amare, hanno fatto centro.
Guardatelo, farete centro anche voi.

Jupiter ascending

Favole spaziali

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Sto giro niente ansie, partiamo dalla fine: questo film e’ fa-vo-lo-so.
Il perché sia stato snobbato da una certa critica non lo capisco. Magari hanno visto un altro film.
Perche il “Jupiter ascending” che ho visto io trabocca di fantasia, di fantascienza, di effetti speciali coi contro-contro-cazzi, ha una storia esagerata, dei cattivi cattivissimi, delle astronavi che non ve le immaginate fin quando non le vedete, e ti porta lontano.
Lontanissimo.

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Che la sci-fi vera dovrebbe essere fatta così: con tanti mondi alieni da esplorare, tanta azione, qualche battuttaccia, e un pizzichetto di romance che non guasta mai.
“Jupiter” gli elementi di cui sopra li ha tutti, e’ un geniale mix di trovate originalissime e citazioni delle migliori space-opera: c’e’ un po di “Star wars”, un po di “Flash gordon”, un po di “Dune” e un po di “Jhon carter”. Ma ci sono anche Cenerentola, il mago di Oz, e Alice nel paese delle meraviglie.
A dir la verità l’Alice vera e’ lo spettatore…che qui e’ come entrare nella tana del Bianconiglio.
Ode eterna ai “Wachos-bros”…dopo “Matrix” questo film e’ quello che ci voleva.
Voi carissimi, come sempre, fate come credete…io dal canto mio, rimetto il disco nel lettore e lo riguardo dall’inizio.

Apollo 18

Tutta la verità

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Sapete perché non siamo mai piu tornati sulla luna? No?
Allora guardatevi “Apollo 18”.
Che ve lo spiega lui.
E cazzo se spiega!
Girato con la tecnica del found-footage ci racconta cosa e’ successo “davvero” nella missione di Apollo 18, ufficialmente abortita per mancanza di fondi, in realtà abortita per presenze poco simpatiche sul nostro satellite.
E loro giurano che e’ andata cosi per davvero.
Ed e’ fatto talmente bene che io ci crederei…..anche sapendo che non e’ vero.
Che ci sarebbe tanto da raccontare su questo film, ma non vi voglio raccontare niente per non rovinarvi la sorpresa.
Naturalmente, essendo un bel film, in italiano non e’ mai uscito.
Perche’ in Italia i bei film non si distribuiscono, che tanto la gente non se li fila perche’ c’ha da vedere “i soliti idioti 2”.
Quindi bisogna guardarselo english con sottotitoli (english pure loro).

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E se il found-footage vi fa cagare, sappiate che fa schifo anche a me…ma qui…qui e’ diverso.
Qui serve, qui rende, qui si respira tensione a ogni fotogramma.
Merita, davvero.

Gamera trilogy

I mostri di gomma, finalmente

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Avercene così, di “kaiju” incazzati che con una mano spaccano una montagna…la morte batte i denti c’è… Gamera. (anzi GA’mera, con l’accento sulla A, come lo chiamano i nostri cugini nippponici)
Per chi non lo conoscesse Gamera è il secondo “kaiju” giapponese, dopo Godzilla.
Godzilla lo amiamo tutti (io in particolare apprezzo anche la snobbatissima versione di Emmerich); Gamera lo amano in meno. Probabilmente solo perchè è meno conosciuto.

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Si’ perchè a conoscerlo, questo tartarugone di 20 e passa metri, si fa voler bene. Ed apprezzare.
Figlio dei primi “kaiju-movies” anni ’60, è nato come prodotto dichiaratamente per bimbi.
Nei tardi anni ’90 conosce un totale remake, figlio della tecnologia e denso di connotazioni piu’ cupe. Cambia radicalmente il target di riferimento (ora piu’ maturo e consapevole) ed escono nell’ordine 3 film, “Gamera guardian of the universe”, “Gamera attack of the legion”, e “Gamera revenge of Iris”.

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Personalmente li ho adorati tutti e tre. Perchè tutti e tre meritano, e tutti e tre sono ben fatti e divertenti all’osso. Volendo sceglierne uno, direi di avere una spiccata predilizione per il secondo, che rappresenta a suo modo tutto quello che un film di mostri di gomma dovrebbe essere.
C’è Gamera che vola, c’e Gamera che rotea, c’e Gamera che ha i razzi nelle gambe, sputa palle di fuoco, combatte il cattivo e salva il mondo. (questo pero’ succede anche negli altri due).

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Quello che me lo fa preferire e’ il kaiju cattivo, il Big one, un mostrone antagonista enorme, stronzo quanto basta, pericolosissimo, che spara sciami di insetti volanti dal petto e lancia raggi elettrificati dai cornoni…cioè avete capito? Una pacchia che la metà basta.
Nessuno che abbia amato Godzilla, dovrebbe perdersi la nuova trilogia di Gamera.

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E non c’è bisogno di essere bambini per gustarsela, basta aver voglia di sognare, perche’ i sogni (anche se sottotitolati come in questo caso) salveranno il mondo.

Specialone: Tre pellicole di fantascienza anni settanta da leccarsi i dischi volanti.

Modernariato

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Che ci piace la fantascienza vintaggia l’abbiamo capito da un po. Quindi evitando di consigliare i soliti noti “ultimatum alla terra” o “invasione degli ultracorpi” che li abbiamo gia’ abbondamente apprezzati, volevo fare una piccola incursione su tre film molto meno conosciuti…che poi li guardi e ti chiedi perche’… Perche’ meritano tantissimo tutti e tre, a patto di scendere a patti con gli effetti speciali di 40 anni fa ed apprezzarli, che i mostri di gomma palesemente finti ci hanno sempre fatto impazzire.

Saturn 3

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Datato 1980. C’ha Kirk Douglas, e ho gia detto tutto. No non Michael, proprio Kirk, il papa’, l’uomo con il fossettone sul mento. Epico. E poi c’ha la Farrah Fawcett…bellissima figliola, nonche’ angelo di Charlie originale, qui anche poco vestita se non nuda. Per tre secondi si’..ma meritano. E poi c’ha un robottone arrapato che va fuori controllo e si vuole accopiare con la Farrah suddetta. Bellissimo. Ci ricorda un po “Hardware“, e’ fatto da dio e intrattiene in maniera egregia.

Viaggio al settimo pianeta (Journey to the seventh planet)

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Datato 1962. Lo sapevate che nel 2001 l’uomo arrivera su Urano? Con un razzo di plastica!?!? Con le tute spaziali di plexiglass? Lo sapevate che su Urano ci sono le fattorie con dentro le donnine? E un topo-mostro-ciclope di gomma che da solo vale il film? No?
Allora imparateVi quest’opera epica nella sua ingenuita’. Divertentissimo.

Occhi dalle stelle (Eyes behind the stars)

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1978 e regia italiana (si perche’ Roy Garret e’ in realtà il nostro Mario Gariazzo) per uno dei primi film sull’abduction. Merita perche si affronta il problema UFO con rigore quasi scientifico. Merita perche spaccia per vere tutta una serie di illazioni sugli alieni, e sui governi che le insabbiano che…alla fine ci credi…o ci crepi. Che magari sono vere davvero… Veramente….
Piu’ “giallo” pieno di dialogo che “sci-fi” fine a se stessa….pero’ ci sono i marziani con la tuta di paillettes… Bastano loro.

Matrix

Guest post

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Amici miei cari, carissimissimi tutti…c’ho gente in casa….un super-graditissimo ospite che sarebbe poi Marc, che ci ha voluto regalare la sua recensione (in esclusiva come sempre per il Cinemanometro) del mai troppo adulato “Matrix”. Si, quello dei fratellini terribili. Che dire… Godiamocela!!

Cominciamo subito con una semplice domanda: cos’è Matrix? Morpheus (uno dei protagonisti del film) direbbe che è intorno a te (come la banca Mediolanum per intenderci), lo vedi quando paghi le tasse e quando vai alla posta.
Matrix è in realtà un capolavoro, uno di quei film che quando lo vedi ti cambia anche il modo di vedere le cose. Un film che ogni amante del genere sci-fi non deve assolutamente perdere non solo per l’uso incredibile degli effetti speciali ma anche per la trama incredibilmente originale e del tutto fuori dagli schemi. La trama in breve, molto breve: Thomas Anderson è un programmatore di giorno, hacker di notte dove è conosciuto con il nome di Neo. Un giorno viene contattato da Morpheus, altro hacker molto conosciuto nel settore, che gli svela una sconcertante verità: quello che lui conosce come “realtà” altro non è che un’illusione, una realtà alternativa posta dalle macchine che comandano sul genere umano. Gli umani sono semplici batterie tenuti in vita sin dalla nascita in modo ingannevole. Sono tutti collegati ad una realtà virtuale chiamata Matrix.
Perchè guardare questo film? Semplicemente perchè è sparafleshante sotto ogni punto di vista! Gli argomenti filosofici trattati ti fanno andare in trip (cosa è davvero reale dopo tutto??) per non parlare poi degli effetti speciali che hanno spianato la strada ad una nuova era di effetti del cinema d’azione. Combattimenti mozzafiato e pallottole schivate al rallentatore, questo è Matrix. Il film fa parte di una trilogia completata dai due successivi capitoli Matrix Reloaded e Matrix Revolution. Date un’occhiata alla lista dei programmi tv di stasera per esempio su ProgrammiTV.net e se non trovate nulla di interessante programmatevi una bella maratona fantascientifica come non avete mai fatto.

Recensione di Marc (Programmitv.net) scritta in esclusiva per Cinemanometro

Andromeda strain

Bei tempi andati

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Prima di “Virus letale”, prima di “Absolon virus mortale”, molto prima di “Contagion” e di “Carriers”, c’era Lui.
Andromeda strain.
Ed era talmente tosto che, dopo, ci hanno fatto anche un remake direct to video in due puntate.
Allora, il remake lo cestiniamo subito che non c’entra un cazzo e torniamo all’originale.
“Andromeda strain” e’ uno dei migliori esempi di fantascienza anni 70.
E come molti film di fantascienza anni 70 (primi anni settanta, anzi primissimi, che siamo nel settantuno) e’ di una lentezza esasperante.
Con questo, volenti o nolenti bisogna fare i conti.
Il bello però sta proprio li….
La storia scorre piano…piano…piano…e un pochino alla volta diventa avvincente, intricata, emblematica, tesa.
Tensione sottile…e duratura.
Tratto da un romanzo del mai troppo lodato Michael Crichton, ci racconta di un virus alieno, precipitato sulla terra insieme ad un cazzo di satellite, che promette morte e distruzione.
In un laboratorio americano, che dir segreto e’ dire poco, un gruppo di biologi e scenziati inizia a cercare una cura.
Se valga la pena guardarlo dipende dal gusto soggettivo di ognuno.
Dal mio canto lo raccomando a tutti i fan della sci-fi di classe.
Sicuramente, nel 2015, e’ orgogliosamente vintage.
Ci sono cose da museo polivalente del modernariato che a vederle ora ci si intenerisce.
Ci sono corridoi coloratissimi e bagni purificanti sotto luci allo xeno, tutone anticontaminazione con acquari per pesci rossi da indossare sulla testa, e attori lenti, che parlano con quel bel doppiaggio d’epoca che fa tanto Lawrence d’Arabia…..
ma c’e’ anche un altro modo di fare cinema, un sapersi prendere i tempi giusti per creare una bella storia e far salire la tensione…roba che adesso la farebbero solo i registi impegnati, quelli del salotto buono, e che allora invece era la regola.
E abituati come siamo ai montaggi da videoclip degli ultimi anni, andare ad un’altra velocità non puo che farci bene.
Almeno ogni tanto.

Andromeda