Terminator genisys

I’m back

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Eccoci, l’abbiamo visto. Fuori tempo massimo per i fan della sala cinematografica, ma assolutamente nei termini per gli adoratori dell’home cinema.
E’ uscito fresco fresco in questi giorni il blu ray di Terminator Genisys ed io fresco fresco me lo sono visto proprio in questi giorni, per la prima volta.
Avevo letto tendenzialmente male del film, ed ero a conoscenza dei relativamente poco entusiasmanti incassi al botteghino.
Sono partito quindi con aspettative abbastanza contenute.
Ho trovato ad attendermi un ottimo Arnold che fa il terminator anziano. Il terminator anziano non perde la verve con gli anni, non dimentica le battute che l’hanno reso celebre e soprattutto sfodera un improbabile sorrisone a trentadue denti che mi ha fatto sbellicare per tutto il film.
Ho trovato un T-1000 marcatamente coreano, credibilissimo e carismatico.
Ho trovato un John Connor che non e’ John Connor ma che se la cava comunque meglio di un Kyle Reese che non e’ Kyle Reese.
Sarah Connor e’ cambiata anche lei, ha meno carisma dell’originale ma e’ tanto, ma tanto, piu’ gnocca e quindi la perdoniamo.
Ho trovato una storia a tratti irriverente nei confronti del canone e a tratti troppo legata ai suoi predecessori.
Ho trovato degli effetti speciali trabordanti di computer grafica, onestamente in alcuni casi un po troppo sfacciata e quindi poco credibile. In effetti gli effetti (gioco di parole d’effetto) che dovrebbero farla da padroni in un film come questo, sono (effettivamente) uno dei punti deboli.
Tirando le somme, nonostante qualche tollerabile magagna, mi sono divertito. Anche se, a esser pignoli, avrei voluto piu’ futuro e meno remake.
Si sa, non tutte le ciambelle riescono col buco. Il mezzo buco di questa per ora ci basta. E quasi quasi avanza.

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Severance, tagli al personale

Viaggio premio

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Toglietelo, vi prego, toglietelo il sottotitolo stupido italiota “tagli al personale” e godetevi invece il “Severance”.
Che poi sarebbe , il “Severance”, una horror-comedy, splatter, angosciante e divertente, come se ne trovano poche.
Calata nel suo tempo, presenta quella carica di freschezza e novita’ che ai giorni nostri ho visto solo nell’ottimo “Dead snow” di Wirkola.
Niente zombi nazisti qui, ma, piuttosto, un gruppo di colleghi che si ritrova in viaggio di lavoro nei boschi ungheresi…o serbi…o russi.
A fare la parte dell’assassino, come nel piu classico degli slasher, ci penseranno un soldato russo (o serbo, o ungherese) e la sua allegra brigata di Commando.

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Adorabili situazioni paradossali e battutacce fuori luogo vi strapperanno in piu di un occasione una grassa risatona, o perlomeno, sorrisetti ebeti.
Sorrisetti ebeti che “Severance” provvedera’ subito a togliervi dalla faccia per ricalarvi nel piu classico clima horror
…e poi di nuovo battutacce
…e poi di nuovo sorrisetti
…e poi sangue e coltelli nel culo, torte con i denti e partite a soft-ball.
Un bel giro sulle montagne….russe (o serbe, o ungheresi) che non bisogna assolutamente farsi scappare.
Abbiate fede.

Independence Day

Come ti invado il pianeta

independence-day

Per la serie invasioni post-estive sul divano, oggi ci sciroppiamo il quattro di luglio in versione Emmerich.
Dei presidenti di Emmerich avevo già detto tutto qui. E “Independence Day” non spezza la tradizione, ma la inaugura, col “Mr. President” piu’ cazzuto di sempre.
Il Presidente degli Stati Uniti combatte gli alieni dallo studio ovale e dal caccia F-16 schierato in prima linea contro le astronavi extraterrestri che stanno distruggendo il pianeta.
E’ in buona compagnia, tra gli eroi del quattro di luglio ci sono anche Jeff Goldblum che fa il professore e Will Smith che si alterna tra pilota di caccia (prima) e di navi spaziali (dopo) con la stessa verve di Niki Lauda.
Gli alieni sono sporchi e cattivi, c’hanno il testone quadrato e le zampette lunghissime.
Quasi tentacoli. Decisamente tentacoli.
Non parlano granchè…comunicano telepaticamente e guidano dischi volanti.
In mezzo, una bella storia d’amore tra Smith e compagna spogliarellista e Goldblum e compagna stagista.
Il film lo conosciamo tutti indi inutile continuare a raccontare.
Diciamo che rimane ad oggi l’esempio perfetto di pellicola spassosa e cazzara sulle invasioni extraterrestri.
Riedizione moderna di quelli che dovevano essere gli show di Roger Corman al drive-in americano negli anni sessanta.
Diverte e intrattiene, ma non impegna.
E’ pieno di battuttine coloratissime e tendenzialmente non annoia.
Quando lo fa (perchè della storiella romantica dopo un po ci si rompono i coglioni) lo si puo’ lasciare scorrere e andarsi a mangiare un gelato. Tanto non è da prendersi troppo sul serio il nostro “Independence day”. Non lo vorrebbe nemmeno Emmerich.
“Independence day” lo prendi, lo guardi, e poi va a finire che dopo un po te lo riguardi.
Non c’è l’effetto novità. Non c’è nemmeno la prima volta che lo vedi. Lui è felicemente stereotipato, ma te la racconta bene.
Ormai lo sai quasi a memoria, ma ogni volta te la ridi di brutto come al primo giro.
Aspettando di vedere il secondo, previsto per il 2016, “Independence day” resta il miglior modo per trasformare due orette in un momento-rilassante-spegni-cervello.
Che il relax fa bene allo spirito.
Soprattutto se lo spirito è quello libero di Roland.

Non aprite quella porta 2

La scoperta dell’america

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“Non aprite quella porta” lo abbiamo visto tutti. E lo abbiamo apprezzato tutti.
Non staro’ qui a dilungarmi su quello che, a ragion veduta, deve essere considerato una pietra miliare del genere.
Mi dilunghero’ invece sul suo seguito, “Non aprite quella porta parte 2” datato 1986, perche’ il suo seguito fa discutere.
Alla regia c’e’ sempre Tobe Hooper, ma, per dirla con Jack Nicholson, “qualcosa e’ cambiato”.
Ti aspetti il solito secondo episodio carta-carbone del primo, per sfruttare l’onda del successo e ingrassare le oche.
A questo ci penseranno altri registi nel corso de vari re-make re-boot re-cosa.
Non Tobe. No.
Lui no.
Lui preferisce distruggere la sua creatura e trasformarla in un baraccone circense, con umorismo raffazzonato di bassa lega.
Lui preferisce tramortire lo spettatore presentando un prodotto che del primo sfrutta solo i characters. E anche quelli li distrugge.
Per Re-inventare.
E Tobe, da geniaccio che e’ re-inventa bene e fa centro.
Tolto il senso di smarrimento iniziale, dopo poco si comincia ad entrare in sintonia col nuovo corso, e, tempo altri dieci minuti di pellicola, si e’ completamente conquistati. Al quarantesimo minuto si comincia a gridare al miracolo.
Certo, suona quantomeno strano vedere tempi comici e battute da osteria quando si pensa al primo “Leatherface”.
Fa strano vedere un duello con le motoseghe che fanno il verso alle “spade laser” di “Star Wars”.

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E’ una svolta totale, un’inversione ad U in zona vietata, un sorpasso a destra in curva cieca. Un film delirante e ignorante al tempo stesso, ma anche feroce e splatter come pochi.
Un ambientazione folle, curata, impeccabile. Personaggi folli, curati, impeccabili.
Tutto e’ al posto giusto nel momento giusto, ma i piu’ non apprezzano.
Probabilmente perche’ e’ un opera troppo moderna per il suo tempo.
Sam Raimi fara’ lo stesso con il “sequel” della sua Casa, imbastendo quella perla che e’ “L’armata delle tenebre” . Ma lo fara’ quasi dieci anni dopo, con maggior fortuna.
Rob zombie si divertira’ con le macchiette assassine protagoniste delle sue case dei mille corpi, ma lo fara’ dopo Raimi.
Con maggior fortuna.
Tobe Hooper per costoro e’ sicuramente stato fonte importante di ispirazione.
Ma Tobe e’ arrivato, forse, troppo presto. E il popolo era ancora al palo.
Oggi quest’opera ha un peso ed un effetto totalmente diversi da quelli che aveva alla sua uscita negli anni ottanta. Oggi quest’opera deve essere ri-scoperta e ri-valutata. Oggi siamo tutti pronti. Dopo trent’anni.
Oggi Tobe se la ridera’ di gusto. Sapendo di aver vinto a mani basse.

Extinction

Zombie ma non troppo

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Gia’ ce lo vedo: “nooo un altro cazzo di film con gli zombie?!? Non se ne puo piu’, abbiamo visto tutto il guardabile e anche l’inguardabile, basta”.
E invece no.
Perche’ se siete come me, pensate che “the walking dead” e’ stata una grandissima occasione sprecata. Se siete come me pensate che “28 giorni dopo” ha saputo dire qualcosa di nuovo quando tutti copiavano tutto da tutti. Se siete come me avete amato “the descent” e vi siete divertiti con “30 giorni di buio”.
Ecco, allora, se siamo in sintonia, ma solo se siamo in sintonia, potete avventurarvi nell’ennesimo zombie-movie con rinnovata fiducia.
Perche’ “Extinction”, pur non inventandosi niente di nuovo, riesce, in due ore scarse, dove “the walking dead” ha fallito. E ci riesce prendendo a piene mani da tutta la cinematografia di genere.
Prendendo l’ambientazione nevosa di “30 giorni di buio” e i suoi vampiri che corrono sui tetti, mischiandola con le bianchissime creature di “The descent”, e farcendo il tutto con una trama che corre a meta’ tra “28 giorni dopo” e il gia’ citato “walking dead”, strizzando l’occhio a “Io sono leggenda”.
Non lasciatevi fregare dai primi dieci minuti, dove tutto sembra stereotipato e banale. Aspettate che la storia si sviluppi e vi ritroverete all’interno di un microcosmo ben strutturato, credibile e in piu’ di una occasione toccante al limite della lacrimuccia.
Nonostante le due ore scarse fanno capolino cali di tensione fin troppo evidenti, ma in quelle due ore scarse si racconta comunque una storia intrigante, a tratti malinconica, e la si racconta bene. Quando la tensione sale, lo fa in maniera rapida e vertiginosa, e quello che rimane alla fine e’ la sensazione di aver assistito ad un opera solida e ben sviluppata.
Niente di troppo nuovo sotto il sole, ma si sa le note sono sette, e anche se il ritornello somiglia a qualcosa di gia’ sentito, alla fine il tormentone funziona.

Note a margine anche stavolta, che se no mi cozzavano col filo del discorso, quindi le mettiamo qui, fuori dalla rece. Il film e’ direct to video, percio’ al cinema non lo trovate, ci trovate invece il dottore di “lost”, “jack” aka matthew fox. La regia e’ dello spagnolo Miguel angel Vivas. Il dvd e’ uscito nel 2015, in italiano. Del blu ray non ho nessuna notizia.

Honeymoon

Sposini alienati

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Credete davvero di conoscere fino in fondo chi dorme con voi, nel vostro letto, tutte le notti?
Credete davvero che gli atteggiamenti, a volte fuori luogo, a volte superficiali, del vostro partner non nascondano un segreto, un desiderio inconfessato, un’inquietudine di fondo?
Conoscete davvero tutta la verita’ sulla persona che passera’ con voi il resto della sua esistenza?
Ma soprattutto, credereste che un film quasi indipendente, con un cast di quattro attori (due dei quali si vedranno per circa cinque minuti di pellicola) girato in un unica location, da una esordiente giovanissima regista, possa farvi venire la pelle d’oca in piu’ di una inquietante situazione? Senza bisogno di assassini furiosi, di effettacci splatter, di computer grafica a profusione? Senza bisogno di fare vedere niente, perche’, forse, non c’e niente da vedere?
Honeymoon ci racconta di “honeybee”, che in realta’ e’ Beatrix. “Bea” per tutti. “Bee” per il marito, giovane quanto lei, innamorato come lei.
Bea, e’ fresca di matrimonio, passera’ la sua luna di miele in un cottage, in Canada, sulla riva di un lago, circondato dal bosco.
Nessuno intorno.
La seconda notte Bea esce di casa, cammina nel bosco, e cambia.
Per sempre.
Gustiamocelo, questo regalo inaspettato, questa piccola perla dell’horror moderno.
O forse sarebbe meglio definirla una pellicola sci-fi? Un thriller? Cronemberg e gli ultracorpi?
Guardatela, anche se non amate l’horror, anche se non amate la sci-fi, perche’ alla fine non di horror si tratta, e forse nemmeno di fantascienza.
E’ un dialogo, piu profondo di quanto non si pensi, spesso introspettivo, sui valori della coppia, della relazione, sui dubbi dell’amore e sul cambiamento intrinseco ad ognuno di noi.
Pelle d’oca appunto. Peli dritti sulle braccia conserte.
Meglio se prima della luna di miele. Per darsi il tempo di riflettere.

Ai curiosi offro gratis due note aggiuntive: il film e’ del 2014, per la regia della bravissima Leigh Janiak; la protagnista femminile Rose Leslie, ve la ricordate tutti per la sua interpretazione di “Ygritte” nel “Trono di spade”. In italico territorio, il blu ray, di ottima e pregevole confezione, copertina cartonata e booklet interno, ce lo consegna la mai troppo lodata Midnight factory di cui abbiamo gia’ parlato qui

Specialino: Alieni contro

contro tutti, contro zombies, contro avatar, contro corrente

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Sì, sto male…: vi butto lì due titolacci che non c’entrano niente l’uno con l’altro. Li segnalo. Non necessariamente consigliati. Che è roba forte (nel senso terrribbbile) del termine. Ma che poi la vedi e…oh…..BOH

Alien vs zombie (the dark lurking)

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Datato 2009, per la regia di cotal Gregory Connors, regista australiano con all’attivo un titolo. Questo.
Alien contro zombi. Solo che “Alien” (quello lì) non c’è. E gli zombi neanche.
Ci sono gli alieni mutanti (che non è proprio la stessa cosa ma vabbe’) e una struttura copiata pari pari dal piu’ classico dei videogiochi.
Si parte dal basso e si sale di piano, e di livello, un po alla volta, dentro la grande astronave che astronave non è……e grande nemmeno.
Si arriva in cima e, tendenzialmente, si potrebbe ricominciare da capo.
Poche novità ad ogni piano: corridoio, alieno-zombie, mattanza, curva, corridoio, alieno-zombie, mattanza, piano successivo.
Piace? non so.
Se amate i videogiochi a questo tipo di struttura narrativa ci sarete abituati.
Diciamo che è come guardare un amico che gioca vicino a voi.
Io alla fine mi sono divertito. Anche e soprattutto perché il design delle creature, quello degli eroi buoni e delle loro tutine nere, e quello delle ambientazioni, è fatto in maniera più che degna.
Non lo metterei tra i Blockbuster del secolo, ma ho visto decisamente di peggio.
Da tenere in (seria) considerazione per quella volta in cui sarete troppo stanchi per impugnare il pad della Playstation, ma avrete comunque voglia di videogames.

Alien vs avatars

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Alien contro Avatar. Anno domini 2011 per la “regia” di Lewis Schoenbrun (non chiedetevi chi sia costui che tanto non serve).
“Alien” e’ un poveraccio in tuta di gomma e moonboot pelosi, e Avatar e’ in realta’ Ava, donna pitturata di blu con orecchie a punta posticcie, che arriva dal suo pianeta distrutto per provare a salvare il nostro.
Ava si porta dietro il fido “Robotar”. “Robotar” bisogna vederlo per crederci.
“Robotar” rappresenta la roba piu’ deficiente che io abbia visto in quarant’anni di robe deficienti.
Il resto del film non e’ da meno, ottanta minuti di una bruttezza rara che hanno spostato verso il basso il mio termine di paragone per la definizione di stronzata.
Guardatelo a vostro rischio, io non posso e non devo consigliarlo, perche’ ne va della sanita’ mentale mia e di chi osasse avvicinarsi a cotanta nefandezza.
Detto questo sappiate che mi sono divertito come un fagiano sotto psicofarmaci.

Rassegna di film e cineforum a Milano

Cineforum Canegrate Milano

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Mi contatta il buon Gabriele, personaggio squisito e mi racconta della sua realta’.
Allora, succede che ci sono sti ragazzi, bravi ragazzi, che oltre ad essersi inventati una webradio, che dal 2009, raccoglie successi ed entusiasmo, si sono inventati anche un cineforum. Proiettano i filmoni che ci piacciono tanto, e dopo tutti insieme si commenta e si discute. Con blogger e personaggi speciali. Una figata.
E, allora succede anche, che quando mi segnalano iniziative cosi’, in un mondo che di iniziativa no profit ne ha sempre meno, e sempre meno voglia, io non posso che caldeggiare. Con i miei sacrosanti limiti. Quindi se siete in zona Milano, sappiate che a Canegrate si proietta alla grande!
Lascio lista film per i curiosi
FILM DI APERTURA
C’era una volta in America (1984) – Sergio Leone ​​giovedì, 2 luglio
CICLO URLA DAL PROFONDO
Alien (1979) – Ridley Scott ​​​​​giovedì, 9 luglio
Aliens – Scontro finale (1986) – James Cameron​ ​giovedì, 16 luglio
BREAKING FILMS
Il braccio violento della legge (1971) – William Friedkin ​giovedì, 23 luglio
Trappola di cristallo (1988) – John McTiernan​​​ giovedì, 30 luglio
CICLO HORROR ITALIANO
La casa dalle finestre che ridono (1976) – Pupi Avati​​ giovedì, 6 agosto
Suspiria (1977) – Dario Argento​​​ ​giovedì, 13 agosto
…E tu vivrai nel terrore! L’aldilà (1981) – Lucio Fulci​​giovedì, 20 agosto
BREAKING FILMS
Predator (1987) – John McTiernan​​​​ giovedì, 27 agosto
Fight Club (1999) – David Fincher​​​​ giovedì, 3 settembre
CICLO FOTTUTO VIETNAM
Rambo (1982) – Ted Kotcheff​​​​​ giovedì, 10 settembre
Taxi Driver (1976) – Martin Scorsese​​​​ giovedì, 17 settembre
BREAKING FILMS
Chinatown (1974) – Roman Polanski​​ ​​giovedì, 24 settembre
Le ali della libertà (1994) – Frank Darabont​​​ giovedì, 1 ottobre
CICLO DISTOPIC MADNESS
Brazil (1985) – Terry Gilliam​​​​​ giovedì, 8 ottobre
Blade Runner (1982) – Ridley Scott​​​​ giovedì, 15 ottobre
BREAKING FILMS
Lo squalo (1975) – Steven Spielberg​​​​ giovedì, 22 ottobre
CICLO NICOLAS CAGE BEST OF
Cuore selvaggio (1990) – David Lynch​​​ giovedì, 29 ottobre
Con Air (1997) – Simon West​​​​​ giovedì, 5 novembre
FILM DI CHIUSURA
Il buono, il brutto, il cattivo (1966)​​ ​​giovedì, 12 novembre

Per saperne di piu: http://www.riplive.it

Society (the horror)

Lovecraft love-boat

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Sono talmente pieno di amore per questo film, e per il suo regista che non so da che parte cominciare. E probabilmente non comincero’ proprio.
Mi limitero’ a dire che se amate l’horror anni ottanta, se amate Cronemberg e le sue body-modifications, se avete visto ed adorato “Slither” non potete assolutamente perdervi “Society” di Brian Yuzna.
Se invece non ve ne frega niente di Cronemberg e “Slither” non sapete che medicinale sia, allora non dovreste comunque perdervi Society di Brian Yuzna.
Perche’ in questo secondo caso, poi, probabilmente, vorrete sapere tutto di Cronemberg e di “Slither”.
Guadagnandone in salute e moralita’.

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Il problema di fondo di questa rece e’ che di “Society” e della sua trama non voglio parlare. Perche’ questo tipo di film va assolutamente goduto senza spoiler di sorta.

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Diciamo solo che l’ultima mezz ora e’ la cosa piu’ felicemente distrubante che vi capitera’ di vedere in un film, diciamo anche che, per quanto mi riguarda, questa e’ una delle migliori horror-comedy degli ultimi vent’anni.
E probabilmente restera’ tale per i prossimi venti.

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Diciamo pure, ma solo per due righe, che c’e una feroce critica alla societa’ “che conta”, quella del vizio sfrenato e del benessere ostentato. Quella oligarchica di Hollywood, quella piaciona di Beverly hills. Ma diciamo anche che la societa’ “che conta” questa critica non la cogliera’.
Accomodatevi.

Apocalypto

Al tempo dei templi

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Che Mel Gibson sia uno tosto lo sappiamo tutti. Io lo venerero’ sempre per avermi regalato “mad max” e “arma letale”. Senza dimenticarsi di “Signs”.
Vederlo alla regia di un film sui maya in lingua maya, fa di lui un uomo piu tosto di quanto non sia già.
Che onestamente in quanti avreste scommesso sull efficacia di un film sui maya in lingua maya? Anche se con i sottotitoli?
Per me la visione e’ stata frutto di una prova d’amore.
Prova facile perché ai sottotitoli ci sono abituato e perche le storie con le civilta’ antiche di mezzo, mi affascinano sempre.
Mi affascinano ancora di più se nel mezzo, oltre agli antichi ci mettiamo anche un po di sano “gore”.
Se poi ci dovessero essere anche qualche sacrificio umano e dei costumi alla “mad max” allora sono conquistato.

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In Apocalypto gli antichi ci sono, i sacrifici umani anche, e non parliamo dei costumi alla “mad max”, che sfido io a non associare i vestitini dei maya cattivi con quelli del post-atomico per eccellenza.
Ok mancano le moto e le macchine con i corni ma in compenso c’e’ un sacco di giungla e tanta, tantissima azione.
Praticamente un “predator” pre-colombiano senza predator.
Da vedere, per imparare la lingua maya e per godere di un filmone da paura.
E se l’avete gia’ visto riguardatelo, che il “maya” non si impara così facilmente e nella vita serve sempre.

Fast and furious 7

Piu’ forte ragazzi

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Quando si parla di Fast and Furious sono uno della vecchia guardia.
Orgogliosamente.
Oltre ad avere immensamente apprezzato il primo, credo di essere tra i pochissimi a cui il secondo è piaciuto anche di più.
Il terzo lo sappiamo tutti e’ trascurabile.
Il quarto non lo ricordo granche’, e non e’ un buon segno. O magari sto diventando anziano e la memoria fa le bizze. E comunque neanche questo è un buon segno.
Il quinto…il sesto… Ecco succede che ad un certo punto il “fast” e lo “furious” diventano due specie di agenti segreti alla Bond, alla Tom di Mission Impossible, insomma le macchine, le gare clandestine, dove cazzo sono? Ma si, lo so ci sono…però sempre meno. Si cambia.
Mi hanno truccato la serie…si è partiti in un modo e si finisce in un altro.
Ci ho messo un po ad abituarmi al nuovo corso, perché, appunto, sono della vecchia guardia.
Ci ho messo un po anche a tollerare ed accettare che le macchine tamarre sarebbero diventate solo ed esclusivamente lo strumento di una tecno-gang super organizzata, che si associa con la polizia che prima gli dava la caccia, che……che…..che poi succede che ci sono i mitragliatori, i cazzotti, i carri armati, la Michelle Rodriguez.
Insomma me lo hanno incasinato e ci ho messo un po. Hanno cambiato rotta e ci ho messo un po.
Ma ho continuato.
Avido, fiducioso, imperterrito e imperturbabile.
E alla fine sono stato premiato. Premiato con Dwayne “the-rock-re-scorpione” Jhonson che da un paio di episodi ha portato un vento fresco, freschissimo di tramontana, premiato con Kurt Russel, premiato con Jason.
Spacca.
Davvero.
E’ bellissimo il nuovo, nuovissimo “Fast and furious 7”. Il migliore di tutti per chi scrive. Anche se le macchine tamarre con le lucine colorate e le vernici metalliscenti sono ormai poco più che un contorno. Ci sono botte da orbi e spettacolo puro per due ore che volano. Anzi sfrecciano. E c’e, sul finale, un addio, toccante, davvero, al nostro Paul Walker.
Che stringe il cuore e lascia un po’ di tristezza dopo tanto godimento.
Si torna alla realtà amici.

Zombeavers

Don chuck castoro e tre belle dighe

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Ogni multiforme e adorabile creatura che bazzichi da queste parti, e’ tristemente conscia del fatto che il trash sia uno dei pilastri portanti di questo blog.
Il trash come lo intendo io, come lo intendiamo noi, è sempre e solo trash “involontario”.
Parliamo di film che, vuoi per la negligenza dei registi, vuoi per il periodo in cui sono stati girati, vuoi per il vezzo di un destino crudele, pur prendendosi seriamente, finiscono, visti oggi, col risultare involontariamente ridicoli, al limite del grottesco.
Il trash come lo intendono i cineasti moderni è invece spesso e volentieri trash “Volontario”. Si sale sulla barca del vincitore (penso alla Troma) e se ne esce vincenti, almeno a livello di marketing e di chiacchericcio spiccio sulla rete.
Chi non ha assistito inerme e incredulo all’ascesa dell’Asylum, che si è inventata un nuovo modo di fare cinema, spendendo pochissimo e guadagnando uno sproposito con idee che definire malsane è dire poco?
Nel 2015 credo abbiamo visto di tutto, dagli squali volanti alle pecore assassine.
Ai castori zombie pero’, non ci aveva ancora pensato nessuno.

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Quindi eccolo: “Zombeavers”, che in italiano suonerebbe piu’ o meno come “Castorombie”. Castori assassini, appunto, e zombie.
Con tanto di morso contagioso e “castorizzazione” dei protagonisti.
Se qualcuno sta pensando al tricheco di Tusk, sappia che qui siamo lontani anni luce. La similitudine è invece molto piu’ marcata col buon “Black Sheep“, e col meno buono “piranha 3D”.
Trash Volontario, appunto, ma comunque ben fatto. Investendo soldini e tempo. Non Asylum.
Che se vogliamo è molto piu’ difficile che fare trash Involontario. Perché qui, bisogna essere abili nel cavalcare il filo che separa la commedia splatter dalla cazzata totale. E bisogna saper restare in equilibrio.
Equilibrio precario, che a volte (ma, appunto, solo a volte) Zombeavers perde, pur mantenendosi ben al di sopra della media dei titoli simili.
Godibile quindi, efficace e ridanciano, CGI-free, discretamente ricco di tette nei primi dieci minuti e degnamente splatter negli ultimi venti. Instant-cult a suo modo, pur senza aspettarsi troppo.
E siccome sono in vena di chiacchere ne approfitto anche per segnalare che il film è un prodotto della neonata collana “Midnight factory”.
Confezione sontuosa e ottima definizione, booklet con curiosità e storia del film, e un gruzzoletto di brevi extra. Che se ne parlava giusto qui, nei “cari distributori“, di quanto ce ne sia bisogno.

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All’interno un folder recita: Midnight factory: la promessa. E promette appunto edizioni di livello, packaging strepitosi e extra a volontà.
Per ora lo hanno mantenuto. Speriamo davvero continuino così. Voi se volete, intanto, gustatevi i castori.

Frank Herbert’s Dune (dune, il destino dell’universo – serie TV)

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“Dune il destino dell’universo” non è il Dune di Lynch. “Dune, il destino dell’universo” è una miniserie televisiva prodotta da Syfy nel 2000 per 4 ore abbondanti di pellicola.
del Dune di Lynch ne ho già ampiamente parlato qui. e qui è successo che il commento di un follower, fan del libro mi ha aperto una via. “Non c’è l’arsura nel Dune di Lynch” mi hanno scritto.
Non c’è l’arsura che nel libro invece è fondamentale.
Premesso che per me Dune sarà sempre Lynch e Lynch sarà sempre Dune, mi sono armato di buona volontà, ho eliminato ogni preconcetto ed ogni pregiudizio e ho guardato “Dune, il destino dell’universo”.
Che a detta di molti è la più fedele trasposizione al libro.
E a detta di altri (molti anche loro) è una cagata pazzesca.
L’arsura c’è. Nel senso che nel film, si sente, si respira. Rispetto a Lynch si approfondisce molto di piu’ il concetto di acqua… che su Arrakis latita almeno quanto i neuroni nel mio cervello, e si approfondiscono le tematiche e la ritualità legate ai Fremen.
Tra i Fremen , nel “destino dell’universo” c’è anche una splendida Chani, con due tette gigantesche.
Molto meglio di quella di Lynch. Sia per la recitazione che per le tette.
quindi piu’ arsura, piu’ Fremen, piu’ tette.
bellissimo?
non proprio.
orribile?
nemmeno.
Il problema di fondo del “destino dell’universo” (che ripeto è una serie tv e come tale va giudicata) non sono le tette ma i costumi.
Il costumista, Theodor Pistek, ha vinto l’oscar pochi anni prima per “Amadeus”.
L’ha vinto per i costumi.
Ci si aspetta roba grossa.
In realtà siamo di fronte ai deliri di un folle con cattivissimo gusto. Ispirati a Moebius ma di cattivissimo gusto.
Na cosa orribile. Il “computer umano” sembra il fante di coppe.
La “tuta distillante” è na ciofeca di altro livello con appiccicati sopra cavetti posticci. Il “barone”…(si lui, Vladimir Arkonnen) somiglia piu’ ad una boa di segnalazione che ad altro.
Ma il peggio deve venire.
I soldati “Arkonnen” sono la bruttissima copia di un ballo in maschera a casa di Luigi Cozzi, a tema star wars, e i guerrieri “Sardaukar” dell’imperatore sembrano i quattro moschettieri.
Giancarlo Giannini fa l’imperatore… lo hanno conciato come un uovo di pasqua del Lidl. E la figlia Irulan gira con delle farfalle posticcie appiccicate sul vestito buono, alla meno peggio.

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Come si possa anche solo concepire una porcheria tessile del genere rimane un mistero. Ed un peccato.
Perché tolti i costumi, il film non è affatto male.
Certo bisogna essere fan sfegatati di Dune. Non lo consiglierei a nessun altro.
Ma se avete adorato il capolavoro di Lynch dovreste dargli un occhiata. Per gli ignorantoni come me che non hanno letto il libro è una manna dal cielo. Spiega, e bene, un sacco di connessioni che nella disconnessione psicotica tipica di David tendono a sfuggire.
Diciamo così: se Dune (il Dune di Lynch) è poesia, “Dune, il destino dell’universo” potrebbe essere la sua versione in prosa.

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Facciamo una petizione: troviamo un altro lavoro a Theodor Pistek, (si accettano volenterosi) e rifacciamo la miniserie con costumi diversi. Meriterebbe. Tantissimo.

Stargate

Emmerich stracult e fantapiramidi

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Con sto caldo africano ci vogliono pellicole rinfrescanti.
Poche balle, poco cervello, azione giusta, un po di romanticismo e naturalmente i dischi volanti.
Dal canto mio ho ripescato un buon Emmerich d’annata.
Perche’ Emmerich, con tutti i suoi limiti, ci piace sempre.
Emmerich e’ la versione vintage di Paul W.S. Anderson con in piu l’happy ending e senza la Milla.
Tolti i primissimi lavori, vedi “Odissea sulla noah’s ark” e “Moon 44”, che sono tranquillamente evitabili, e tolti anche gli ultimi film, dal mitico “Indipendence day” passando per “Godzilla” e i due disaster movie che ricordo troppo bene, ho optato per un buon “Stargate”.
Stargate e’ invecchiato bene, Kurt Russel fa sempre la sua porchissima figura, qui in particolare e’ uguale sputato al “Guile” di “Street fighter”; la storia ha un suo nonsoche’ di credibile, soprattutto se confrontata con i documentari sugli enigmi alieni di mamma Sky, e gli alieni egizi sono ancora godibilissimi.

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Certo il fascino che aveva negli anni novanta e’ un pochino scemato, gli effetti tengono ancora bene, ma il ritmo della narrazione ha un che’ di dilatato, abituati cone siamo ai bang-bang di Robert Rodriguez o ai montaggi psicotici di Michael Bay. Rimane pero’ una visione godibilissima, soprattutto nella prima parte, che a distanza di anni continua ad affascinare.
Poi comunque c’e’ l’alieno-faraone che ad oggi rimane un cattivissimo da manuale, e non parliamo dei guardiani con gli elmi che richiamano gli dei egizi: fantascienza iconoclasta tout-court.
Quindi se state grondando di sudore sul divano aspettando il moijto del fine settimana, perche’ non dargli una chance? Almeno rinfreschiamo il cervello.

Specialone: Gli alieni sono tra noi, ho le prove.

consigli spasmodici su pellicole ravvicinate del terzo tipo

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Volevo fare la mia solita listona, e la recente visione di “Extraterrestrial” mi ha aperto le porte sul contenuto dello specialone odierno.
Tralasciando quelli di Spielberg, che gia’ conoscete tutti, mi voglio addentrare negli incontri ravvicinati di terzo tipo su pellicola.
Ho spulciato tra i miei dvd e ne son venuti fuori di tutti i colori, o meglio di tutti i tipi… Terzo compreso.
Solo due, tre righe di commento ad ogni film, altrimenti si finisce domani…io di scrivere e voi di leggere. Non è una classifica, è una macedonia di cose viste.
Se, come me, pensate che l’E.T. pupazzoso di Steven ha rotto il cazzo, e credete che i vecchi di Cocoon è ora che passino a miglior vita, qui troverete un bell’assortimento di extraterrestri cattivi caduti in qualche modo sulla terra.
A voi fare ordine tra i contenuti e le idee.
Vediamo se, nonostante tutto, riesco a rapirvi, sempre che gli alieni non l’abbiano già fatto.

Bagliori nel buio

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(1993) Uno dei primi ad affrontare il tema, basato su una storia vera, nonostante qualche annetto sulle spalle regge ancora bene la sua canonica oretta e mezzo di visione. Imprescindibile per chi voglia farsi una cultura sul genere.

The signal

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(2014) Fishburne ha messo su qualche chilo ma non ha perso verve, rapimenti alieni e arti bionici in un fanta-thriller che finalmente sa dire qualcosa di nuovo nel panorama un po stantio della fantascienza recente. Vale la visione. Sicuramente.

Il quarto tipo

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(2009) Basato su una storia presunta vera, gioca tra il “ci devo credere” e la cazzatona, ma lo fa con un certo stile, e a momenti alterni spaventa. A me in particolare. Poi c’e’ la Milla, quindi da vedere a prescindere.

The arrival

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(1996) Charlie Sheen in forma smagliante, ritmo sostenuto, un paio di plot-twist interessanti, e una storia che regge alla grande. La parte thriller e’ sicuramente la più efficace. A me e’ piaciuto un sacco.

Evil aliens

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(2005) Baracconata assurda raffazonata con due lire e mezzo, effetti speciali agghiaccianti e attori recuperati dalla differenziata. La cosa bella e’ che alla fine, visto con il giusto spirito, strappa piu’ di una risata.

6 giorni sulla terra

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(2011) Apprezzabile perche’ fatto in Italia da italiani. Si mischiano teorie reali e fantasia malata. Il risultato e’ abbastanza controverso. Potrebbe piaciucchiare, ma probabilmente, ai più, non e’ piaciuto.

Atomik circus

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(2004) C’e’ l’ex signora Depp, Vanessa Paradis, e ci sono anche effetti speciali strampalati e storia demente. Per certi aspetti ed in certi momenti funziona alla grande. In altri ha cadute fin troppo vistose. A voi la scelta.

Signs

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(2002) Capolavoro del nostro M. Night Shyamalan prima versione. Ne abbiamo gia’ parlato qui.

Dark skies

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(2013) Esperimento riuscito a meta’. Scoccia un po perché gli spunti buoni ci sono… Solo che il risultato delude un po le aspettative. Non arriva come dovrebbe, migliorabile sicuramente, ma assolutamente non da buttare.

Alien abduction

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(2014) Mediocre, nel senso buono del termine, non fa paura come vorrebbe, ma si lascia guardare. Se non avete niente di meglio da fare e se avete gia’ visto tutti gli altri.

Super 8

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(2011) Spielberg e J.J. non hanno bisogno di dimostrare niente. Ed infatti non dimostrano, semplicemente riconfermano quello che sapevamo gia’. Bravissimi. E c’e’ anche il mostro.

Extraterrestrial

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(2014) Secondo me tra i più riusciti nel suo genere. Lo trovate recensito qui

Invaders

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(1986) Fa il verso in maniera imbarazzante al celebratissimo “l’invasione degli ultracorpi” e lo fa al punto che ho finito con il pensare che ne fosse un remake, al pari di “terrore dalo spazio profondo” o di “invasion”. In realtà col progredire della storia si ritaglia un suo spazio. Alla fine sara’ fonte di ispirazione per il recente “The faculty“. Ed in ogni modo Tobe Hooper, il papa’ di “Non aprite quella porta”, alle prese con gli alieni e’ da vedere a priori. Indipendentemente dai gusti personali.

Altered, paura dallo spazio profondo

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(2006) Na pacchia, c’e’ sto coso brutto di gomma che s’incazza col mondo, ci sono battute idiote, c’e’ una scena che ha a che fare con interiora e budella varie che vi ricorderete per un pezzo, divertente, a volte teso e soprattutto fresco, anche se ,paradossalmente, ormai datato. Merita