Gantz, l’inizio

Mena che ti passa

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Non sia mai che, una volta che i nostri distributori si degnano di portare in Italia, e in italiano, un film jappo controcazzuto, qui sul Cinemanometro non si celebri l’evento.
Che soffriamo la mancanza di prodotti simili, come quella della doccia dopo un mese di maratone.
“Gantz , l’inizio”, ci fa capire, gia’ dal titolo, che si preannuncia almeno un seguito.
Lo capiamo anche dal finale della storia, che, dopo due ore di visione, ci abbandona felicemente a meta’.

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Si parte alla grande, che il culo giapponese della protagonista è sicuramente sintomo di buon auspicio.
Poco altro da dire sulla trama: i protagonisti muoiono subito, nei primi 3 minuti di film, e si ritrovano in una stanza bianca, finemente arredata Ikea, in compagnia di una palla nera.
La palla nera in questione è il Gantz del titolo.
Gantz affida missioni ai morti, che tornano in vita e devono affrontare gli alieni sulla terra.
Armati di tutto punto, i protagonisti morti-redivivi e gli alieni suddetti, si scontrano in combattimenti super-spettacolari e super-gore.

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Se i redivivi vincono guadagnano punti, se perdono muoiono definitivamente. Con i punti, come nella migliore tradizione Conad si vincono premi, tra questi, la possibilità di poter tornare ad una vita normale, slegata dall’ingombrante sferica presenza.
Il film e’ tratto da un manga, che io, non leggendo manga, non conosco.
Dico però che mi sono divertito un sacco.

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I 120 minuti scorrono fluidi, i cattivi sono sostanzialmente tre, e ad ognuno è dedicata una buona mezz’ora di botte.
Il primo combattimento, introduttivo, e’ un pelo sottotono: ci si deve abituare all’orgia di non-sense che spaziano dalla palla nera che sembra impartisca ordini a cazzo, ai nomi dei villain, “alieno-cipolla” in primis.
Col proseguire il non-sense diventa meno sfacciato, ci si abitua al delirio degli sceneggiatori e finalmente la pellicola diventa godibile.
Si finisce con scontri da videogame, una gioia per gli occhi.
Io decisamente straconsiglierei.

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39 commenti su “Gantz, l’inizio

  1. A me il fumetto non è piaciuto, al punto che l’ho abbandonato dopo un po’, nonostante me lo abbiano prestato…
    In questo caso sì, è strano non sia arrivato da noi visto il successo avuto con la versione cartacea.
    Per il finale, a meno che non lo cambino, non ti aspettare troppo, a nessuno di coloro che lo seguiva è piaciuto, mi ricordo la mia bacheca di Facebook piena di persone disperate…

  2. Oddio fratello canide cosa mi hai tirato fuori? XD
    Gantz è un titolo popolarissimo in Jappolandia, dal manga sono nati numerosi spin-off, light novel e inevitabilmente anime e film live action [che per nulla al mondo mi sarei aspettato di vedere in italiano]. Ci mancano solo i videogiochi e lo spolpamento è completo 😀

    Non essendo tipo da manga io non ho mai letto l’opera originale, avevo cominciato a seguire l’anime su SKY, poi però ho disdetto l’abbonamento e ciao, vallo a recuperare.

    A sto punto se il film è anche solo la metà del cartone e un quarto di come lo hai descritto è assolutamente da recuperare 😀

  3. Il gore non è proprio il mio genere.
    La fantascienza delirante men che meno.
    I manga non li ho mai letti in vita mia.
    Il cinema giapponese di solito lo scanso come le cacchine sul marciapiede.
    Però.
    Però.
    Però.
    Però questo tuo pezzo mi ha incuriosito e son quasi tentato di vederlo questo film (che tanto di schifezze ne vedo a centinaia, una in più una in meno che vuoi che sia????).
    Ora se l’opera di persuasione sia merito tuo o del nippoculo della prima foto è una matassa difficile da sbrogliare 😀
    Bella lupo!!!!!

  4. Sta capitando troppo spesso, perché due volte è già “troppo”: mi cogli impreparato e poi, sul versante nipponico, per me è quasi un peccato capitale esserlo, anzi, senza “quasi”, lo è e basta!

    Oltre tutto io lessi a suo tempo il manga di Hiroya Oku (diciamo che lo vendevo talmente tanto ai veri appassionati che cominciai a leggerlo anch’io, soprattutto per l’accoglienza entusiastica che ne veniva fatta dagli amici e colleghi: tra l’altro, tutti mi avvisarono sia del delirio della storia, sia del finale “ad mentula canis” (lo so che non esiste in latino e lo dico giusto per quelli che salteranno su dicendo che si tratta di un refuso…), ma ho visto che sei stato avvisato a anche tu nei commenti di questo probabile accadimento anche nella versione live-action.

    Il fumetto è difficile e per lettori abituati a stili contemporanei pieni di contrasto, con disegni elegantissimi e ricercati, scene di nudo realistico e splatter, su cui l’anime indulge ulteriormente.

    Avevo letto che dai 37 volumetti di cui è composto il corpo completo dell’opera a fumetti, erano stati tratti due film, di cui “Gantz: Perfect Answer” dovrebbe essere il sequel di quello da te recensito), ma non avevo mai visto nulla ed avevo persino finito per dimenticarmene.

    Ora, fortunatamente, sei giunto in soccorso tu e di questo ovviamente ti sono profondamente grato!!

    Ho adorato come sempre il tuo modo di presentare l’opera: schietto, diretto e con quel fare leggero ed apparentemente sovrappensiero che ti fa credere che ciò di cui stai parlando sia in fondo un prodotto filmico come tanti altri ed invece è quanto più di nicchia si possa trovare in circolazione, un tartufo prezioso nascosto sotto il muschio ed interrato ai piedi di un grande albero.

    Sei davvero il nostro guru in questo marasma di cinema dimenticato dai nostri distributori, ma non per questo meno importante, anzi: tanta creatività e freschezza oramai si fatica a trovare nel nord-america dove sembra siano più interessati solo a rifare ciò che hanno già fatto, come un cattivo cuoco che tutti le settimane prepara le stesse pietanze che conosce, abbassando con il tempo il gradimento delle stesse, perché anche se diventa sempre più tecnicamente bravo nell’esecuzione, lascia aperte le porte alla noia.

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